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Start up innovative senza freni

Ogni settore di attività può legittimare la creazione di start up mentre l’oggetto dell’atto costitutivo può limitarsi ad una generica indicazione dei prodotti o settori innovativi. Dovrebbero risultare fiscalmente incentivati anche i conferimenti a fondo perduto o le rinunce a crediti da parte di soci ma non i conferimenti di beni o servizi in natura. È quanto si legge nella corposa circolare Assonime n. 11 del 6 maggio, rubricata «L’impresa start up innovativa».

Oggetto sociale. Assonime ritiene che «tendenzialmente ogni campo dell’attività economica può consentire lo sviluppo di prodotti o servizi ad alto tasso di innovazione tecnologica. Non è ammissibile quindi una limitazione a priori dei campi di attività in cui l’impresa start up innovativa può operare, ivi compresi quelli tecnologicamente maturi. La locuzione dovrebbe essere intesa in senso ampio, come riferita a ogni attività economica da cui possa discendere l’introduzione di nuovi prodotti e nuovi servizi, nonché a nuovi metodi per produrli, distribuirli e usarli». Più che nell’oggetto sociale, un dettaglio di detti profili dovrà essere contenuto nelle specifiche informazioni aggiuntive da comunicare al Registro delle imprese, ai sensi dell’articolo 25, comma 12, della legge 221/2012, dove si prevede una breve descrizione dell’attività svolta.

Natura della società e trasferimento quote. L’art. 25, comma 2, lett. c) della legge 221 dispone che la sede principale degli affari e degli interessi della start up innovativa deve essere in Italia. Tale requisito secondo Assonime non può essere inteso come riferito alla sede legale della società indicata nell’atto costitutivo. La sede principale degli affari e interessi deve invece essere individuata alla luce di un principio di effettività di svolgimento degli affari e interessi. In altri termini, la società dovrà avere la sede principale dei propri affari e interessi in Italia e ivi devono esse collocati gli organi di amministrazione e di gestione ed essere svolte le principali funzioni strategiche, gestionali e amministrative. Nessun problema dovrebbe, invece, determinarsi dal trasferimento di quote o azioni di società, o aumenti di capitale con subentro di nuovi soci nel periodo di start up, purché nel primo biennio la maggioranza delle quote continui a rimanere in mano a persone fisiche.

I requisiti di qualificazione riguardano anche gli amministratori. In relazione alle particolari qualifiche dei lavoratori o collaboratori (almeno 1/3 della forza lavoro deve avere dottorato di ricerca presso università italiana o straniera o una laurea e aver svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca, pubblici o privati, in Italia o all’estero) sembra più coerente con la realtà e conforme allo spirito della legge ritenere che il parametro quantitativo della forza lavoro qualificata possa prendere in considerazione anche le figure degli amministratori. Si pensi, infatti, al caso in cui più soggetti creano un’impresa per lo sviluppo di una certa idea innovativa di cui essi divengono amministratori assumendo come dipendenti solo personale impiegatizio.

I conferimenti ammissibili. Analogamente a quanto chiarito per il c.d. «bonus capitalizzazione» che spettava anche in relazione ai versamenti a fondo perduto che non comportino obbligo di restituzione e alla rinuncia incondizionata dei soci al diritto di restituzione dei crediti vantati nei confronti della società, sembrerebbe che l’Agenzia delle entrate possa giungere ad analoghe conclusioni anche in relazione alle agevolazioni in commento. Il riferimento espresso della norma alla «somma investita», tuttavia, sembrerebbe escludere dal suo ambito applicativo i conferimenti in natura.

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