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Start up in Italia: il doppio sconto alle plusvalenze potenzia gli aiuti

Diventa rilevante il ruolo dei business angels italiani, sostenuto dalla crescente liquidità parcheggiata nei depositi bancari. Le statistiche fiscali appena pubblicate dal ministero delle Finanze, relative all’anno di imposta 2019, certificano un incremento del 65% degli investimenti effettuati in start up e Pmi innovative da oltre 7.900 contribuenti che hanno fruito, come persone fisiche, della detrazione fiscale del 30% sui capitali investiti.

A loro si rivolge anche la detassazione delle plusvalenze appena introdotta dal Governo con il decreto Sostegni-bis, una misura che andrà ad alimentare i presupposti per un afflusso consistente di risorse verso le imprese innovative. In sostanza, da un lato viene eliminata l’imposta sostitutiva al 26% sul capital gain degli investimenti effettuati da persone fisiche in start up e Pmi innovative tra il 1° giugno 2021 e fino al 31 dicembre 2025, purché mantenuti per almeno tre anni. Dall’altra si prevede la detassazione delle plusvalenze, questa volta sulle quote cedute di qualsiasi società di capitali, purché reinvestite entro un anno in realtà innovative.

Si aggiunge così un promettente tassello al puzzle di misure già esistenti, che genera un potenziale circuito positivo a favore del comparto. Si possono ora immaginare operazioni capaci di fruire di molteplici vantaggi. Basta fare un esempio: un imprenditore che dismette un investimento tradizionale per acquistare una quota in una start up, per poi cederla dopo tre anni, potrebbe così fruire della doppia detassazione delle plusvalenze ed anche del bonus fiscale sul capitale reinvestito.

«Le agevolazioni messe in campo negli ultimi anni – afferma Flavio Notari, professionista dello studio legale internazionale Orrick – vanno lette con un approccio sistemico e, per ottenere il massimo vantaggio, è necessario pianificare al meglio le varie fasi, prendendo in considerazione l’intero parterre di misure esistenti. Tra queste anche la possibilità di rivalutare le quote, rinnovata fino al 1° gennaio 2022». Ci sono poi Industria 4.0, i programmi come Smart & Start, la nuova Sabatini, il patent box. Oppure l’equity crowdfunding e la possibilità di emettere mini-bond. E in parallelo le ulteriori agevolazioni previste per i Pir alternativi.

La nuova detassazione delle plusvalenze potrebbe dare un ulteriore sprint agli investimenti, ma sarà meglio aspettare la decisione della Commissione Ue a cui è subordinata l’entrata in vigore della misura: i “silenzi” europei hanno già bloccato in passato altre misure destinate al settore, come l’innalzamento del bonus fiscale, dal 30 al 40%, previsto dalla legge di Bilancio 2019, così come l’incremento al 50% nel caso di acquisito dell’intero capitale sociale da parte di soggetti passivi Ires (“società sponsor”).

I risultati si vedono

Secondo le ultime statistiche fiscali, le operazioni “agevolate” dei business angels nel 2019 hanno fatto confluire quasi 146 milioni di euro nell’ecosistema delle società innovative italiane. E, nonostante la pandemia, le cifre sono in crescita: secondo Aifi, per il segmento dell’early stage il 2020 si è chiuso con 306 operazioni (+82% rispetto al 2019), per un totale di 378 milioni di euro investiti, in crescita del 40% rispetto ai dodici mesi precedenti. Un risultato frutto anche della spinta introdotta con il Dl Rilancio dal bonus fiscale elevato al 50% sugli importi minori, per cui la piattaforma del ministero dello Sviluppo economico a fine aprile 2021 ha già “certificato” oltre 102 milioni di euro investiti.

«I business angels – racconta Notari – intervengono in una fase “primordiale” dell’impresa innovativa, con ticket fino a 500mila euro, il più delle volte affiancati da acceleratori. Spesso agiscono anche come raggruppamento, all’interno di veicoli che trasmettono poi i benefici fiscali ai singoli sottoscrittori». La necessità di mantenere l’investimento per almeno tre anni, previsto sia per i bonus che per la detassazione delle plusvalenze, «si sincronizza perfettamente – conclude Notari – e concede un tempo utile alle start up per crescere. Anche perché questa tipologia di investimenti si realizza quasi sempre in un momento “zero” dell’attività».

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