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Start up, bollino per i bonus

Per la start up che si iscrive per prima volta nella sezione speciale del registro delle imprese o per quella (nella fase di aggiornamento) che non ha depositato il primo bilancio presso la Cciaa è necessaria l’attestazione del possesso del requisito opzionale delle spese in ricerca e sviluppo al fine di poter essere qualificata come start up e poter beneficiare del relativo regime di favore. L’identificazione della start up innovativa avviene attraverso il deposito presso la Cciaa della dichiarazione del legale rappresentante attestante la previsione dettagliata delle spese in attività di ricerca e sviluppo (uguali o superiori al 15% del maggiore valore tra il costo e il valore totale della produzione). Gli importi relativi all’attività in ricerca e sviluppo devono essere rinvenuti nell’ultimo bilancio di esercizio della società oppure, in sua assenza, fattispecie che si verifica soltanto nel caso in cui l’impresa sia di nuova costituzione o comunque non abbia ancora depositato il primo bilancio presso la camera di commercio, devono essere attestati attraverso una dichiarazione del legale rappresentante. Al contrario per la start che opta per uno degli altri due criteri opzionali (almeno 1/3 della forza lavoro complessiva costituita da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure almeno 2/3 costituita da persone in possesso di laurea magistrale, società titolare, depositaria o licenziataria di brevetto registrato, o privativa industriale oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato) e non ha effettuato spese in ricerca e sviluppo nel corso dell’ultimo esercizio, non è tenuta né a dichiarare tali spese, né a descrivere le relative attività. Questo è quanto si legge nella nota del 29 aprile scorso redatta da UnionCamere di concerto con il Mise.

Redazione dichiarazione requisito opzionale ricerca. Ai fini della determinazione del requisito delle spese in attività di ricerca e sviluppo, è sufficiente che, attraverso la dichiarazione, il legale rappresentante presenti una previsione dettagliata delle spese in attività di ricerca e sviluppo che la start up innovativa intende sostenere nel corso del primo esercizio di attività (attribuibili al primo esercizio secondo il principio di competenza). Così facendo, la start up si impegna a riportare nel primo bilancio d’esercizio i costi per spese in attività in ricerca e sviluppo effettivamente sostenute dalla start up innovativa, consentendo alle autorità competenti una verifica del rispetto del criterio, già citato, del 15%. Per la procedura di calcolo del rapporto (spese in attività di ricerca e sviluppo), il primo passaggio consiste nell’individuazione del valore maggiore tra il costo e il valore totale della produzione. Valori che corrispondono a precise voci del conto economico. Il costo della produzione è il totale della voce B del conto economico di cui all’art. 2425 cc. Il valore della produzione è il totale della voce A del conto economico di cui all’art. 2425 c.c. Una volta individuato il valore maggiore tra i due, occorre quantificare il valore delle spese in attività di ricerca e sviluppo. Al fine di determinare tale importo, è necessario attenersi alle indicazioni contenute nei principi contabili nazionali (OIC 24 sulle immobilizzazioni immateriali), operando alcune specifiche correzioni. Il parametro di riferimento è rappresentato dal principio contabile OIC 24 sulle immobilizzazioni immateriali. Il sistema delle regole contabili nazionali distingue, nell’ambito della famiglia generale dei costi di ricerca e sviluppo, tra i costi della ricerca di base (studi, esperimenti, indagini e ricerche che non hanno una finalità definita con precisione ma sono di utilità generica per l’impresa) e quelli della ricerca applicata e sviluppo (studi, esperimenti, indagini e ricerche con le connesse applicazioni che si riferiscono direttamente a uno specifico progetto).

Gli altri due criteri opzionali. La società che, in sede di prima registrazione nella sezione speciale del registro delle imprese e di aggiornamento della stessa, opta per uno degli altri due criteri opzionali di cui all’art. 25, comma 2, lettera g) del decreto legge n. 179/2012 (almeno 1/3 della forza lavoro complessiva costituita da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure almeno 2/3 costituita da persone in possesso di laurea magistrale; società titolare, depositaria o licenziataria di brevetto registrato, o privativa industriale oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato) e non ha effettuato spese in ricerca e sviluppo nel corso dell’ultimo esercizio, non è tenuta né a dichiarare tali spese, né a descrivere le relative attività. Per l’impresa di nuova costituzione o che comunque non ha depositato il primo bilancio presso la camera di commercio, tali informazioni sono desunte dalla dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante.

Durata agevolazioni. Con nota del 30 maggio 2014 prot. n. 0103425 (Unioncamere e Mise) viene fissata la durata delle agevolazioni camerali (esenzione dei diritti di segreteria , dal diritto annuale e dall’imposta di bollo) per l’iscrizione della start up già costituite nel registro delle imprese (articolo 25, 3 comma, del decreto legge 179/2012 convertito nella legge 221/2012 ). La disciplina delle esenzioni camerali trova applicazione per un periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore del decreto179/2012 (fino al 18 dicembre 2016), se la start up innovativa è stata costituita entro i due anni precedenti, di tre anni ( fino al 18 dicembre 2015) , se è stata costituita entro i tre anni precedenti, e di due anni, se è stata costituita entro i quattro anni precedenti ( fino al 18 dicembre 2014).

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