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Standard & Poor’s va avanti «Taglia» sette banche italiane

di Fabrizio Massaro

MILANO — Anche le banche subiscono gli effetti del taglio del rating sull’Italia da parte di Standard & Poor’s. Dopo aver ridotto il merito di credito sovrano da A+ ad A, ieri l’agenzia americana ha tagliato di un livello il giudizio su sette istituti italiani, a cominciare da Mediobanca e Intesa Sanpaolo, e ha messo sotto osservazione per un ulteriore taglio in totale 15 banche italiane, tra le quali Unicredit, pur avendo mantenuto il rating a lungo termine di A. Le banche downgradate e con outlook negativo sono Findomestic, Banca Imi, Biis, Cr Bologna e Bnl, mentre quelle solo in outlook negativo sono Fideuram, Agos- Ducato, Credito Sportivo, Cariparma, Unicredit Bank Ag, Bank Austria e Unicredit Leasing. Analogamente sono stati colpite le società vicine al Tesoro, come Cassa depositi e prestiti, Enel, Terna. Insomma, il taglio ha colpito tutto il sistema economico- finanziario che più immediatamente riflette lo stato di salute dell’Italia, praticamente per un fatto automatico: per S& P il merito di credito di istituzioni finanziarie focalizzate prevalentemente sul mercato nazionale ( pari al 40% delle attività) e non dispongono di un sostegno esterno di gruppo, non può essere superiore al rating sovrano. Tuttavia l’impatto, per quanto scontato dal mercato come effetto domino, a lungo termine può incidere sul costo del reperimento della liquidità per gli istituti, con conseguenze dirette sui tassi richiesti alla clientela per i finanziamenti. Non a caso ieri l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha ribadito che « le banche italiane hanno dimostrato di saper tenere e lo hanno dimostrato nelle due crisi del 2008- 2009. Ci siamo preparati anche per questa seconda tornata di crisi. Abbiamo anticipato gli aumenti di capitale, abbiamo messo da parte riserve di liquidità. È la ragione per la quale in Italia il credito non si è mai fermato e l’attività delle banche continua a funzionare. Però dobbiamo sapere, come qualsiasi altro Paese, che quando si mettono insieme alti debiti e bassa crescita, e anche bassa credibilità, ci sono rischi » anche di default dell’Italia, ipotesi che comunque Passera considera « non probabile » . Sono proprio la crescita e le vie per stimolarla il punto cruciale nell’analisi di S& P: da un lato a causa della crisi economica in Europa ( le stime sul Pil dell’Italia sono calate da + 1% a + 0,7%), dall’altro perché la manovra da 60 miliardi appena varata e l’obiettivo del pareggio di bilancio al 2013 potrebbero non essere centrati per la manovra fatta prevalentemente di maggiori entrate e anche per le debolezze del quadro politico, ha spiegato ieri Maria Pierdicchi, managing director di S& P. « L’economia italiana non dipende dalla valutazione di agenzie di rating » , ha commentato ieri il ministro degli Esteri, Franco Frattini, alla Bbc, riconoscendo però che « c’è bisogno di completare la nostra strategia: ora dobbiamo parlare di crescita, liberalizzazioni e privatizzazioni per dare una spinta all’economia. Questo è assolutamente necessario e non sarà fatto per le agenzie di rating, ma perché è nell’interesse dell’Italia » . E per crescere « adesso è il momento di avere una più forte governance politica sui temi di economia » .

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