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Standard & Poor’s: sorpresi dall’Italia

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — E' fatta anche di segnali contradditori, questa crisi europea. Ieri, per esempio, ecco un messaggio ottimista per l'Italia, da New York: John Chambers, direttore per i debiti sovrani dell'agenzia di rating Standard & Poor's, dice che il recente viaggio di Mario Monti negli Usa ha suscitato «reazioni molto positive», che «Monti ha presentato obiettivi ambiziosi, l'Italia è ora in una buona situazione». Ma nelle stesse ore, nel Sud dell'Europa, si respira un'aria ben diversa. Ad Atene un conto alla rovescia è quasi alla fine e, con la Grecia, trattiene il fiato tutta l'Europa: scade questa sera alle 21 l'offerta per lo scambio «volontario» dei titoli greci posseduti da creditori privati, e cioè banche, assicurazioni, fondi di investimento di ogni Paese.
Fino a ieri notte, aveva aderito alla proposta un 58% di questi, fra cui 32 banche e grandi fondi, mentre avevano rifiutato 5 fra i maggiori fondi pensionistici greci, compresi quelli della polizia e dei giornalisti. Cifre che indicano la massima incertezza: abbastanza per far temere un fallimento o per far sperare in un successo, con uguali possibilità. Se infatti il 90% dei creditori accetterà di ritirare i nuovi titoli proposti da Atene, rinunciando a un 75% del valore di quelli vecchi (53,5% è il loro valore nominale), il mosaico frammentato della crisi greca si ricomporrà almeno in parte: partiranno i 130 miliardi di prestiti già deliberati dall'Eurozona, e il debito pubblico greco sarà alleggerito di circa 107 miliardi. Se invece, fra gli stessi creditori, dirà di sì una percentuale del 75-80%, allora il governo greco potrà ricorrere a speciali clausole che gli consentiranno di imporre l'accordo, e le relative perdite sui rimborsi: ha già minacciato di farlo, lo farà. In ogni caso, qualunque percentuale al di sotto dell'85-90% rischia di spalancare la prospettiva più temuta, quella del «default», l'insolvenza nazionale. Perché se il governo greco cercasse di imporre forzosamente i nuovi titoli, questo gesto verrebbe interpretato come «quell'evento di credito» cui si lega, appunto, il concetto di «default». Non solo: in quel caso, passerebbero alla cassa i possessori dei «credit default swap», i titoli derivati di assicurazione contro il fallimento, su cui molti fondi di investimento hanno scommesso a piene mani.
Basterà aspettare poche ore, per sapere come andrà. Nell'attesa, la Commissione Ue si dichiara «ottimista». E le Borse realizzano lievi guadagni. Mentre, a Roma, Mario Monti e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble dicono insieme che per l'Europa si è aperta «una nuova fase». Così è, precisa Schäuble, «grazie anche ai buoni sviluppi in Italia e con l'Italia». E Monti auspica: «Speriamo che questa fase corrisponda a un'uscita dalla crisi legata essenzialmente al caso greco e a un periodo di più grande crescita per la Ue». Ma tutti e due continuavano a seguire anche le notizie in arrivo da Atene. Dove il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos attaccava dalla radio chi ha rifiutato l'accordo sui titoli: «Che messaggio mandiamo ai greci? Cosa varranno, i vostri titoli, se l'intesa andrà all'aria? Un grande zero. Perché allora tutto il Paese andrà in pezzi».
 

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