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Stallo su Brexit, Corbyn apre a un secondo referendum

Theresa May resta ferma sulle sue posizioni ma Jeremy Corbyn si muove: il leader laburista ieri ha apertamente sostenuto per la prima volta la possibilità di un secondo referendum per sbloccare l’impasse su Brexit. La premier britannica continua a respingere l’idea di un secondo referendum o di restare in un’unione doganale con la Ue e si è anche rifiutata di escludere un “no deal”, un’uscita della Gran Bretagna dalla Ue senza un accordo.
La Ue intanto ieri ha detto esplicitamente che, se non sarà trovata una soluzione entro il 29 marzo, tornerà a esserci un confine tra le due Irlande. «Se mi chiedete cosa succederà in Irlanda in caso di no deal mi sembra abbastanza evidente che ci sarà un confine vero – ha detto Margaritis Schinas, portavoce della Commissione -. Noi siamo per la pace e sosteniamo gli accordi del Venerdì Santo, ma questo è quello che uno scenario no deal comporterebbe».
Il ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney ieri ha detto di avere ricevuto esplicite rassicurazioni da Michel Barnier, il negoziatore capo europeo, che la Ue sostiene «al cento per cento» la garanzia che non si tornerà a un confine interno in Irlanda. La May intende chiedere nuove garanzie a Bruxelles sul backstop, la polizza di assicurazione per evitare il ritorno a un confine interno in Irlanda. Secondo il partito laburista è un binario morto.
Per questo ieri il Labour ha presentato un emendamento che mira a concedere ai deputati l’ultima parola su Brexit martedì prossimo, quando ci sarà il voto in Parlamento. Spetta al Governo chiedere un referendum, ma se la maggioranza dei deputati voterà a favore di un secondo voto, Westminster potrebbe forzare la mano alla May.
Corbyn finora non aveva preso posizione su un secondo voto per il timore di alienarsi i molti elettori laburisti che nel 2016 avevano votato a favore di lasciare la Ue. Ieri invece il leader del Labour, spinto dai suoi ministri-ombra, si è finalmente schierato e ha firmato la richiesta. «Il nostro emendamento consentirà ai deputati di votare sulle opzioni per sbloccare questo impasse su Brexit e impedire il caos di un no deal – ha detto Corbyn -. È ora che il piano alternativo del Labour sia al centro dell’attenzione».
Altri emendamenti sono stati proposti da gruppi di deputati di partiti diversi: uno chiede la sospensione dell’articolo 50 se non ci sarà un accordo entro fine febbraio e un altro chiede che i deputati possano votare tutte le opzioni sul tavolo per verificare quale abbia il sostegno della maggioranza. Sarà John Bercow, speaker del Parlamento e arbitro delle procedure, a decidere quali emendamenti potranno essere votati dai deputati il 29 gennaio.
Secondo fonti attendibili Amber Rudd, ministro del Lavoro e stretta collaboratrice della May, avrebbe chiesto un “voto libero” il 29, cioè la possibilità per i deputati di votare secondo coscienza e non seguire la linea del partito.
Questo perché diversi ministri, Rudd compresa, hanno minacciato di dimettersi se il Governo opterà per un “no deal” e vorrebbero esprimere la loro opinione contraria. La premier avrebbe però rifiutato la richiesta di “free vote”.
L’idea di un secondo referendum guadagna consensi anche all’estero. La ministra della Giustizia tedesca, Katarina Barley, ieri si è detta «delusa» dal piano di Theresa May per uscire dall’impasse parlamentare e ha sottolineato che un secondo referendum «potrebbe pacificare la situazione», fornendo quanto meno più tempo per trattare.

Nicol Degli Innocenti

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