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Stabili, Fisco ospite obbligato

Per verificare preventivamente la sussistenza o meno di una stabile organizzazione in Italia di un soggetto estero, l’ufficio delle Entrate dovrà necessariamente recarsi presso le sedi di svolgimento dell’attività al fine di prendere diretta cognizione degli elementi utili ai fini istruttori. È questa una delle novità introdotte dal provvedimento dell’Agenzia delle entrate n. 2016/42295 del 21 marzo (si veda ItaliaOggi di ieri) che dà piena attuazione a quanto previsto dai commi 2 e 3 dell’art. 1 del decreto legislativo 147/2015 del 14 settembre u.s. (cosiddetto «Decreto Internazionalizzazione»). Il nuovo ambito applicativo contempla oltre al calcolo del valore normale delle operazioni infragruppo (art. 110 Tuir, comma 7, cosiddetto transfer price), all’attribuzione di utili e perdite a una stabile organizzazione e l’applicazione delle norme fiscali nel caso di erogazione o percezione di dividendi, interessi, canoni e altre componenti reddituali verso o da soggetti esteri, tutte fattispecie già contemplate dalla precedente normativa (art. 8 del dl 30 settembre 2003 n. 269), anche la valutazione dell’esistenza stessa di una stabile organizzazione in Italia di un soggetto estero e la definizione dei valori di uscita o di ingresso in caso di trasferimento della residenza o dall’estero (artt. 166 e 166-bis del Tuir). L’ambito soggettivo è pressoché invariato rispetto a quanto già previsto dal precedente provvedimento delle Entrate (risalente al 23 luglio del 2004, da ritenersi totalmente sostituito dal provvedimento in parola), fatta eccezione per l’espressa inclusione di società italiane che svolgono attività all’estero per mezzo di stabili organizzazioni. Confermati anche i motivi di inammissibilità della domanda, da comunicare entro 30 giorni all’interessato, ovvero la mancanza dei dati identificativi dell’impresa (denominazione, sede legale, domicilio fiscale, indirizzo della stabile organizzazione), la mancanza di una chiara indicazione dell’oggetto dell’accordo, della documentazione attestante il carattere «internazionale» dell’impresa e della firma del legale rappresentante. Una novità importante risiede nella necessità di una espressa pronuncia di ammissibilità della domanda da parte dell’ufficio delle Entrate, entro 30 giorni dalla richiesta, e nella possibilità, entro lo stesso termine, di dichiarare improcedibile l’istanza qualora lo stesso ufficio non sia posto nelle condizioni di verificare la sussistenza degli elementi necessari per ammetterla. In quest’ultimo caso è concesso al contribuente un termine di ulteriori 30 giorni per integrare la documentazione. Confermato il termine di 180 giorni per la conclusione della procedura salvo il caso in cui si debba procedere all’attivazione degli strumenti di cooperazione internazionale tra amministrazioni fiscali, nel qual caso il termine è sospeso per il tempo necessario a espletare tale procedura. Il contribuente sarà invitato a comparire per mezzo del suo legale rappresentante, sebbene sia venuto meno il termine di 30 giorni per tale adempimento. L’accordo stipulato vincola le parti per il periodo d’imposta nel corso del quale è stipulato e per i successivi quattro periodi d’imposta. In precedenza, il vincolo previsto era per il periodo d’imposta in corso e per i due anni successivi. Si segnala poi la scelta di specificare il procedimento generale solo con riferimento alla fattispecie della preventiva valutazione della sussistenza dei requisiti che configurano una stabile organizzazione in Italia di un soggetto estero con l’importante novità riferita all’inizio. L’Agenzia delle entrate fissa nuove modalità, presupposti e tempistiche per gli accordi preventivi con le imprese italiane che svolgono attività internazionale, incluse le stabili organizzazioni in Italia di soggetti esteri. Le nuove disposizioni sono immediatamente applicabili, anche con riferimento ad accordi in corso di definizione purché non ancora conclusi alla data di pubblicazione del provvedimento (21 marzo 2016, ndr).

Francesco Bungaro

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