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Srls, statuto standard optional

Anche nelle srl semplificate è ammissibile discostarsi completamente dagli atti costitutivi standard di cui al dm 138/2012, utilizzando clausole idonee a soddisfare le reali esigenze dei soci.

L’interpretazione, coerente con quanto avviene in altri stati europei (Germania e Spagna in primis) è in netto contrasto con quanto sostenuto fino a oggi dal Consiglio nazionale del Notariato.

I termini della questione. Le incertezze interpretative in merito alla integrabilità/modificabilità dello statuto standard nascevano dall’apparente contraddizione fra l’art. 2463-bis c.c., ai sensi del quale «l’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard» e il citato dm 138/2012 relativo al regolamento sul modello standard della srls, laddove si dispone che per quanto non regolato dal modello standard si applicano le norme ordinarie in tema di srl, «ove non derogate dalla volontà delle parti».

Il notariato nazionale (si veda ItaliaOggi dello scorso 30 agosto), seguito da notariato del Triveneto (massima R.A. 1 del settembre 2012), riteneva che i contenuti del modello standard «non potevano che essere quelli predefiniti nel modello tipizzato, con conseguente inefficacia di qualsiasi pattuizione ulteriore». Di diverso avviso era Assonime (si veda ItaliaOggi Sette del 5 novembre) secondo cui il divieto di inserire clausole ulteriori avrebbe snaturato la natura stessa della srl che si connota da una sostanziale apertura di variazioni organizzative e reso altresì pleonastica la stessa presenza del notaio all’atto.

La posizione definitiva del ministero della giustizia. Il ministero della giustizia (su richiesta del Mise) si esprime ufficialmente con parere 10 dicembre 2012 (prot. 43644) sull’annosa questione. A riguardo i tecnici di via Arenula hanno ritenuto non corretto interpretare la dizione di cui all’art. 2463-bis c.c. ai sensi della quale «l’atto costitutivo deve esser redatto secondo modello standard» come norma limitativa dell’autonomia negoziale delle parti (vero paradigma del modello societario srl) che intendono adottare il nuovo modello societario in questione.

L’interpretazione ministeriale, infatti, più che letterale è di tipo teleologico cioè indirizzata a dare un valore preponderante allo scopo della norma che nel caso di specie sarebbe quello di favorire l’accesso dei giovani alla costituzione di società di capitali, nonché quello di agevolare la fase della costituzione mediante l’utilizzazione di un modello predefinito (ma perciò non inderogabile) di atto costitutivo e statuto, idoneo a garantire la gratuità della prestazione professionale del notaio. In virtù di ciò si legge nel parere ministeriale «del tutto irragionevole sarebbe, dunque, ritenere che agli infratrentacinquenni possa essere limitata la possibilità di inserire clausole derogatorie nel modello tipizzato, cosi precludendo la facoltà di ricorrere alla nuova tipologia societaria, in evidente contrasto con le finalità primarie del sistema normativo in questione».

Uno statuto rigorosamente standardizzato, in definitiva avrebbe determinato un prezzo davvero «troppo caro» ai giovani per l’esiguo risparmio (1.000/1.500 euro) che la scelta della srl semplificata avrebbe loro garantito. Basti pensare che l’utilizzo pedissequo dell’atto standard avrebbe portato da un lato a società di durata indeterminata con conseguente ammissibilità del recesso «ad nutum» di ogni socio e dall’altro in assenza di clausole di prelazione e gradimento, alla assoluta libertà di vendita di quote a chiunque avesse non compiuto il 35° anno di età con sostanziale rischi di «distruzione» della compagine e dei rapporti sociali inizialmente instaurati.

Insomma, più un disincentivo che un incentivo a costituire società, che nella forma semplificata sarebbe stata scelta presumibilmente quasi esclusivamente in forma unipersonale.

Le conseguenze pratiche di tali interpretazioni. Pare evidente che la citata posizione del ministero della giustizia attenui le differenze fra società semplificata e società a capitale ridotto ex art. 44 legge 144/2012. Anche nelle prime, infatti, sarà d’ora innanzi ammissibile per esempio introdurre l’amministrazione disgiuntiva o congiuntiva, le decisioni attraverso consenso scritto e consultazione espressa per iscritto (art. 2475 c.c. per il cda ex art. 2479 per la compagine sociale), clausole di prelazione e gradimento (art. 2469 c.c.), diritti particolari in capo ai soci (2468 c.c.), modifiche ai quorum assembleari (art. 2479-bis c.c.), approvare il bilancio entro i 180 giorni (art. 2478-bis c.c.) e così via.

Di contro resterà precluso alle società in commento nominare amministratori esterni come invece ammissibile nelle srl a capitale ridotto e soprattutto, ammettere soci over trentacinquenni sia in sede di prima costituzione sia a seguito di cessioni quote inter vivos.

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