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Srl senza l’organo di controllo

Fatti salvi casi particolari, niente nomina dell’organo di controllo da parte delle società a responsabilità limitata, a prescindere dalla presenza di un capitale sociale cospicuo.

Ciò deriva dalla recente eliminazione di ogni correlazione tra capitale sociale delle società per azioni e quelle a responsabilità limitata, come evidenziata nella nota operativa n. 12/2014 dalla Fondazione Accademia Romana di Ragioneria «Giorgio Di Giuliomaria», intervenuta sull’evoluzione della disciplina dell’organo di controllo.

Innanzitutto, l’autore ricorda i numerosi interventi sulla disciplina dei controlli nelle società di capitale, a partire dalla modifica introdotta dalla lett. a), comma 2, art. 35, dl 5/2012 che ha abolito l’obbligatorietà collegiale dell’organo di controllo nelle società a responsabilità limitata, fino al recente dl 91/2014, convertito nella legge 116/2014, che ha eliminato la nomina obbligatoria del revisore unico e/o del collegio sindacale nelle società a responsabilità, anche quando il capitale sociale non risulta inferiore a quello minimo prescritto per le società per azioni, passato da 120 euro a 50 mila euro.

Inoltre, nella nota vengono evidenziati gli obblighi posti a carico delle società indicate, con la previsione attraverso la quale il collegio sindacale deve svolgere la funzione di vigilanza, di cui agli articoli 2403 c.c. e seguenti, mentre alla società di revisione, ai sensi dell’art. 2409-bis c.c., spetta il controllo contabile, le diverse funzioni degli organi di controllo, nei tre modelli di governance (tradizionale, dualistico e monistico), nonché la composizione, la nomina e la decadenza dell’organo.

L’autore ricorda che, prima delle recenti modifiche, se la società a responsabilità limitata era costituita con un capitale pari o superiore a 120 mila euro, la stessa era obbligata a nominare l’organo di controllo, mentre dopo il recente intervento, le società per azioni possono essere costituite con un capitale minimo di 50 mila euro (in luogo dei 120 mila euro) e le società a responsabilità limitata non sono più obbligate a costituire l’organo di controllo anche se, per esempio, il capitale sociale supera il milione di euro, per effetto dell’eliminazione della correlazione tra i due tipi di società.

Di conseguenza, la nota muove alcune critiche al legislatore, giacché il minor controllo sulla gestione delle società a responsabilità limitata, se comportano da un lato minori oneri per le imprese, dall’altro comportano un aumento dei rischi di crisi e un minore affidamento da parte di tutti i soggetti che, più o meno direttamente, sono coinvolti o interessati a tale tipo di società; con l’eliminazione di un controllo diretto s’indebolisce lo stesso sistema imprenditoriale, si altera il funzionamento e, soprattutto, si rende lo stesso soggetto collettivo meno affidabile dai soggetti terzi (fornitori, banche e quant’altro).

In effetti, la cosiddetta «Riforma Draghi» era intervenuta sulla disciplina del collegio sindacale con riferimento alle proprie funzioni, affidando al medesimo organo la vigilanza sul rispetto delle leggi e degli statuti sociali, dei principi di prudente e corretta amministrazione e sull’adeguatezza della struttura organizzativa.

Inoltre, in seguito alle modifiche introdotte dal dl 91/2014, ai sensi del comma 3, dell’art. 2477 c.c., la nomina dell’organo di controllo (collegio sindacale o sindaco unico) o del revisore legale è obbligatoria allorquando la società a responsabilità limitata è obbligata alla redazione del bilancio consolidato o controlla una società soggetta alla revisione legale (srl che controlla la spa) ovvero quando la stessa ha superato due dei tre limiti indicati nel comma 1, dell’art. 2435-bis c.c. (attivo patrimoniale superiore a 4.400.000, ricavi superiore a 8.800.000, dipendenti occupati in media durante l’esercizio pari a 50 unità).

Per la redazione del bilancio consolidato, e conseguente nomina del collegio sindacale, la società deve superare per due esercizi consecutivi, due dei seguenti limiti dimensionali: attivo patrimoniale pari a euro 17.500.000, ricavi pari a 35.000.000 euro e dipendenti occupati in media nell’esercizio pari a 250 unità.

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