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Srl, ritenute ai soci a corto raggio

di Alessandro Felicioni 

La trasparenza a senso unico limita la circolazione delle ritenute tra le società del gruppo. La srl che ha esercitato l'opzione non può scegliere se e come distribuire i versamenti subiti in eccesso tra le partecipanti. Così come l'intero reddito (o perdita) è assegnato tout court ai soci in ragione della loro quota proporzionale, parimenti il credito d'imposta derivante da ritenute subite deve essere trasferito nella stessa proporzione. A nulla valgono eventuali accordi bilaterali volti a disciplinare autonomamente tali aspetti.

L'Agenzia delle entrate (risoluzione n. 99/E del 3 ottobre 2011) interviene a gamba tesa risolvendo nel peggiore dei modi per il contribuente una situazione nella quale era venuta a trovarsi una srl in regime di trasparenza fiscale (piccola trasparenza). La società, impegnata in una attività collegata alla fruizione del bonus fiscale del 36% e del 55%, subisce, sui pagamenti effettuati dai propri clienti per i lavori realizzati, la ritenuta d'acconto prevista prima dal dl 78 del 2010 al 10% e, successivamente, ridotta al 4% dal dl 98 del 2011. Ritenuta introdotta con finalità antielusive dall'amministrazione finanziaria, per rafforzare la tracciabilità e l'effettività dei pagamenti sui quali viene poi calcolata la detrazione fiscale richiesta dal consumatore finale.

In tal modo la srl matura, in ogni periodo di imposta, un ammontare di ritenute subite che, proprio per effetto del regime di trasparenza al quale soggiace, devono essere trasferite ai soci proporzionalmente. Da qui la richiesta, avanzata dalla srl, di mantenere nella propria disponibilità le ritenute subite per poterle utilizzare ad abbattimento del carico fiscale proprio (Irap, Iva e altri tributi e contributi che non subiscono alcuna influenza dal regime di trasparenza).

Nel negare tale possibilità l'Agenzia delle entrate non trascura il fatto che con precedenti pronunce la stessa opportunità era stata concessa alle società di persone. O meglio era stato specificato che le ritenute subite dalle società di persone e attribuite ai soci potessero essere ritrasferite alla stessa società in caso di incapienza dei redditi dei soci (si veda altro articolo in pagina). Qui però la questione è diversa, secondo l'Agenzia. Soprattutto perché un conto è una società di persone (o una associazione tra professionisti) che soggiace a un regime di trasparenza naturale e automatico, un conto è una società di capitali che ha volontariamente (assieme ai suoi soci) optato per la trasparenza fiscale. Ciò perché il ritorno delle ritenute esuberanti in capo alla srl (o addirittura il mantenimento fin dall'origine delle stesse) finirebbe per annullare il regime di trasparenza stesso facendo rivivere l'ordinaria modalità di tassazione dei soggetti Ires. È evidente, infatti, che le ritenute subite dalla società che resterebbero a disposizione della stessa dovrebbero avere la natura di credito Ires da utilizzare evidentemente per compensare altri crediti, visto che l'eventuale reddito imponibile è trasferito ai soci proprio in virtù dell'opzione. Discorso questo che però non sembra reggere per il caso della grande trasparenza, ossia per l'ipotesi di cui all'articolo 115 del Tuir nel quale sia la società trasparente che quelle a essa partecipanti sono, appunto, società di capitali e quindi soggetti Ires.

In verità tale interpretazione, benché penalizzante e difficilmente comprensibile a una prima lettura, appare condivisibile e supportata da una solida base di ragionevolezza. Se infatti fosse possibile trasferire liberamente le ritenute subite (e gli altri crediti di imposta maturati) nulla vieterebbe alla società di accordarsi con i propri soci per prevedere il mantenimento in azienda delle posizioni creditorie necessarie al pagamento di tributi e contributi non trasparenti, imputando ai soci stessi un maggior reddito contando sulla posizione personale di ciascuno di loro. Il tutto con il risultato, difficilmente accettabile dall'Agenzia, di aver abbassato il carico fiscale complessivo del binomio società soci.

È anche questa l'ulteriore differenza tra le interpretazioni fornite dall'Agenzia in merito alla posizione delle società di persone e la situazione qui prospettata. Da sempre l'Agenzia ha parlato di ritrasferimento delle ritenute in eccesso non utilizzabili da parte dei soci in capo alla società di persone; mai ha previsto l'ipotesi di scelta a monte riguardo l'attribuzione o meno delle ritenute ai propri soci. In ogni caso resta il fatto che la società di persone per sua natura non ha un regime Ires che viene trasformato in regime Irpef nel momento dell'imputazione del reddito ai soci; la srl trasparente invece sceglie di abbandonare la tassazione Ires per adagiarsi su quella Irpef dei propri soci, fruendo di tutti i vantaggi connessi ma subendone altresì tutte le conseguenze.

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