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Srl, meno spazio al collegio sindacale

Il decreto 91/2014 sulla «competitività» ora in discussione al Senato (si veda anche il servizio a pagina 5) ha ritoccato all’articolo 20, comma 8 il Codice civile (articolo 2477) eliminando la nomina obbligatoria del sindaco o revisore nelle Srl quando il capitale sociale non è inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni. L’intervento è stato spiegato con l’obiettivo di ridurre i “costi di funzionamento” delle imprese, ma per capirne le implicazioni occorre ampliare l’ottica.
La funzione del sindaco è una peculiarità del nostro sistema giuridico (tranne qualche rara eccezione come il Portogallo), ma non è priva di contenuti, soprattutto alla luce delle ultime sentenze in materia di responsabilità dei sindaci nelle ipotesi di bancarotta della società. L’attività dei sindaci è di vigilanza, e trova la sua fonte nell’articolo 2403 del Codice civile, in base al quale il collegio sindacale vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e, in particolare, sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento. Inoltre il collegio, in base all’articolo 2391 del Codice civile, vigila sul fatto che gli amministratori osservino l’obbligo di diligenza nell’espletamento del loro mandato.
Vi è poi l’attività dei sindaci sul bilancio, che si conclude con la stesura della relazione al documento. La relazione del collegio sindacale contiene una serie di attestazioni, giudizi e proposte che costituiscono la necessaria conclusione del controllo, ed è finalizzata a mettere i soci a conoscenza di tutti gli elementi necessari per poter consapevolmente approvare, modificare o respingere il progetto di bilancio.
Sulla vigilanza dei sindaci è recentemente intervenuta la Cassazione con una pronuncia che ha parametrato sui maggiori interessi passivi pagati dalla società la misura del risarcimento del danno a carico dell’organo di controllo. La sentenza 23233/2013 ha riconosciuto la responsabilità civile dei sindaci che, con il loro comportamento omissivo, di fatto hanno contribuito a “peggiorare” l’esposizione debitoria della società poi dichiarata fallita. Sulla stessa linea di responsabilità, seppur in un caso diverso, si è pronunciata poi la sentenza 13517, depositata il 13 giugno 2014, sempre della Cassazione.
Considerando poi l’abbassamento del capitale minimo delle Spa, oggi portato a 50mila euro, si comprende la portata della modifica, che permette di rinunciare al sindaco o revisore alle società a responsabilità limitata con capitale sociale pari o superiore a 50 mila euro.
Nelle ipotesi in cui la Srl sia già operativa, in assenza di una precisa indicazione in tal senso del legislatore, si ritiene da più parti che occorrerà attendere il termine naturale del mandato per evidentemente beneficiare della modifica normativa. Difficile immaginare le dimissioni volontarie di chi è in carica.
Per i revisori, invece, potrebbe operare una giusta causa di revoca di cui dell’articolo 4, comma 1, lettera i) del Dm 261/2012. Ciò non toglie che i soci possono decidere di nominare su base volontaria l’organo di controllo, nella figura del sindaco o del revisore, in modo da garantire il controllo di legalità in capo alla società.

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