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Srl, meno sindaci e revisori. Vincoli soft sui controlli interni

Meno sindaci o revisori per le srl. Almeno rispetto alle attese e anche alle stime sinora fatte. Perché sarà certo drastico l’impatto, se approvato, dell’emendamento presentato dalla Lega al decreto crescita. L’emendamento interviene sui parametri che, in base al nuovo Codice della crisi d’impresa, rendono obbligatoria l’adozione dell’organo di controllo interno da parte soprattutto delle società a responsabilità limitata.

La proposta messa in campo dalla Lega e anticipata dal viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia, innalza in maniera decisa i parametri introdotti dalla riforma (decreto legislativo n. 14 del 2019). Quest’ultima infatti vincola al controllo interno tutte le società, soprattutto srl, che per 2 esercizi consecutivi hanno superato almeno 1 di 3 parametri. Nel dettaglio totale di attivo superiore a 2 milioni, volume di ricavi sopra i 2 milioni e più di 10 dipendenti.

L’emendamento innalza in maniera assai considerevole i valori, perché l’obbligo scatterà solo al superamento di 6 milioni di totale dello stato patrimoniale, di 12 milioni di volume di ricavi e di 50 dipendenti. Il superamento dei parametri nella versione del Codice del crisi deve avvenire poi per 2 esercizi consecutivi, mentre nella proposta targata Lega basta il superamento in un solo esercizio. Nell’emendamento però il superamento deve riguardare almeno 2 dei 3 parametri e non più solo uno, in linea con la direttiva Ue sui bilanci annuali n. 34 del 2013.

Difficile da valutare l’impatto sul numero delle società coinvolte. Banca d’Italia, in un documento presentato in Parlamento, nell’autunno scorso, aveva stimato in (almeno) 150.000 le srl che avrebbero dovuto adottare il sindaco o il revisore sulla base del nuovo obbligo. Numero oltretutto che si ammetteva come sottostimato perché riferito alle sole società di cui sono disponibili i bilanci. Se l’emendamento presentato alla Lega diventerà legge la conseguenza sarà quella di una pesantissima riduzione del numero delle società interessate.

Con un possibile paradosso tutto da valutare. Perché a una prima lettura almeno, l’intreccio dei parametri messi in campo dal Carroccio potrebbe avere come conseguenza persino la riduzione delle società interessate anche rispetto all’attuale versione del Codice civile, indipendentemente quindi dall’applicazione del Codice della crisi, operativo a tutti gli effetti a partire dal ferragosto del 2020.

Infatti, sempre con il caveat dei 2 esercizi consecutivi, il volume degli attivi previsto dal Codice civile è di 4,4 milioni, quello dei ricavi di 8,8; identico il tetto di dipendenti, sempre superiore a 50. Oggi, sempre secondo Banca d’Italia, le srl obbligate a un organo di controllo interno sono circa 15.000. In soldoni, allora: da una platea di almeno 150.000 srl interessate si potrebbe passare a una realtà di meno di 15.000.

Intrecciato a questo tema, per certi versi, c’è quello toccato poi da un altro emendamento della Lega che introduce l’obbligo di assicurazione da responsabilità civile, tutti gli amministratori delle società di capitali. Una conseguenza anche questa del Codice della crisi d’impresa che ha significativamente rafforzato gli obblighi di buona gestione e vigilanza da parte dei componenti del consiglio di amministrazione.

Marco Mobili

Giovanni Negri

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