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Srl, la proporzionalità tra voto e quote non è obbligatoria

Nelle decisioni dei soci di srl, il principio di proporzionalità tra voto e quota di capitale non è inderogabile: è possibile distaccarsi dalla previsione di legge secondo la quale il voto del socio «vale in misura proporzionale alla sua partecipazione» (articolo 2479, comma 5, del Codice civile). Lo afferma l’ultima produzione di orientamenti in materia societaria da parte del Consiglio notarile di Milano e precisamente nella nuova massima n. 138.
Nello statuto della srl può dunque essere contenuta una deroga, per tutte o alcune delle decisioni di competenza dei soci, al principio di proporzionalità. Lo si può fare in due modi:
con clausole applicabili in via generale e astratta a tutti i soci (ad esempio: voto con “tetto massimo”, “scalare”, “scaglionato”, “capitario”);
con clausole che attribuiscono a taluni soci particolari diritti che comportano una “maggiorazione” del diritto di voto (ad esempio: voto “plurimo”, casting vote, voto “determinante”) o che lo limitano (ad esempio: voto “limitato”, “condizionato”).
Clausole di quest’ultimo tipo danno luogo ai cosiddetti diritti particolari dei soci, ai sensi dell’articolo 2468, comma 3, del Codice civile. Quindi possono essere introdotte, modificate e soppresse solo col consenso unanime di tutti i soci, a meno che lo statuto, sul punto, disponga diversamente.
Invece, le clausole del primo tipo (quelle applicabili in via generale e astratta a tutti i soci) sono “normali” clausole statutarie: pertanto, la loro introduzione, modificazione e soppressione può essere decisa, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, con la maggioranza disposta dall’articolo 2479-bis, comma 3, del Codice civile, vale a dire con il voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale.
È importante notare che, vertendosi qui in materia di srl, non trovano applicazione in questo ambito né la norma secondo la quale il valore delle azioni a voto limitato «non può complessivamente superare la metà del capitale sociale» (contenuta nell’articolo 2351, comma 2, secondo periodo, del Codice civile) né la norma recante il divieto di emissione di «azioni a voto plurimo» (contenuta nel successivo comma 4 del medesimo articolo 2351 del Codice civile). Entrambi i limiti vanno infatti strettamente contenuti entro il perimetro delle società azionarie.
Sempre in tema di voto, ma con riferimento alle azioni, c’è un’altra nuova massima societaria dei notai milanesi (la n. 136). Essa osserva che la clausola statutaria (legittimata dall’articolo 2351, comma 3, del Codice civile) secondo la quale, in relazione alla quantità di azioni possedute da uno stesso soggetto, il diritto di voto può essere «limitato ad una misura massima o disporne scaglionamenti», è riferibile non solo alla generalità delle azioni che rappresentano il capitale sociale, ma anche a una o più categorie di azioni.
Nel caso in cui il voto contingentato o scaglionato si riferisca alla generalità delle azioni, la norma secondo cui «il valore di tali azioni non può complessivamente superare la metà del capitale sociale» (contenuta nell’articolo 2351, comma 2, del Codice civile) non trova applicazione. Invece, nel caso in cui invece il voto contingentato o scaglionato si riferisca a una o più categorie di azioni, questo limite riferito alla metà del capitale sociale è rispettato non solo quando le azioni di categoria speciale non eccedano la metà del capitale sociale, ma anche quando il numero complessivo dei voti esprimibili dalla totalità delle azioni sia almeno pari alla metà delle azioni complessivamente emesse.
Un’ultima massima (la n. 137) in tema di fusione reputa legittima la rinuncia alla situazione patrimoniale, qualora vi sia il consenso di tutti i soci. Anche quando alla fusione partecipano una o più società per le quali non sia stato ancora approvato il primo bilancio di esercizio: in tal caso gli amministratori devono segnalare se siano intervenute modifiche rilevanti degli elementi dell’attivo e del passivo tra la data di costituzione della società e la data in cui è adottata la decisione di fusione.

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