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Srl in trasparenza fiscale: no al raddoppio per i soci

Non opera il raddoppio del termine di decadenza per l’accertamento delle imposte dirette (in base all’articolo 43, Dpr 600/73) nel caso di accertamento a carico del socio di una Srl che ha optato per il regime di trasparenza fiscale. Questa è la conclusione cui è pervenuta la Ctr della Puglia con la sentenza 224/6/2015 depositata il 3 febbraio di quest’anno (presidente Pugliese, relatore Dima).
L’agenzia delle Entrate, a seguito di una verifica fiscale, aveva accertato un maggior reddito imponibile nei confronti di una Srl che aveva optato per il regime di trasparenza fiscale (ai sensi dell’articolo 116 del Tuir). Per il recupero delle maggiori imposte l’ufficio aveva poi agito nei confronti dei soci. La controversia presa in esame dalla Ctr aveva ad oggetto l’avviso di accertamento che l’Agenzia aveva notificato ad uno dei soci della Srl, atto che risultava notificato ben oltre l’ordinario termine quadriennale di decadenza del potere accertativo concesso all’amministrazione finanziaria.
Secondo l’ufficio (in linea con la circolare 54/E/2009) l’atto impositivo emesso doveva considerarsi tempestivo, tenuto conto della notizia di reato trasmessa alla procura della Repubblica nei confronti della società, circostanza che averbbe legittimato il ricorso al raddoppio dei termini per l’accertamento (previsto dall’articolo 37, comma 24 e seguenti del Dl 223/2006). Per i funzionari del fisco, la norma è applicabile alla fattispecie per effetto del rapporto di responsabilità solidale che legherebbe i soci alla società denunciata.
La Ctr, invece, ha concluso diversamente: il raddoppio dei termini non può trovare applicazione nei casi di solidarietà dipendente, come quello di specie, laddove gli effetti della condotta penalmente rilevante non possono che ricadere esclusivamente sul soggetto autore e non sul soggetto fiscalmente coobbligato. Nelle Srl che abbiano optato per il regime di trasparenza fiscale, infatti, non sono i soci che rispondono in solido con la società per i debiti tributari, ma è la società (in base all’articolo 115, comma 8, Tuir) che risponde in solido «con ciascun socio». Il raddoppio dei termini, pertanto, non può operare nei confronti di un soggetto estraneo alla notizia di reato.
Nei casi di solidarietà dipendente, secondo la Ctr, il raddoppio del termine può operare solo in capo all’obbligato principale. Accade diversamente quando, in ipotesi di solidarietà paritetica, la violazione comporta invece l’estensione dei termini a tutti i co-obbligati, incidendo sul comune presupposto impositivo.
Questa interpretazione appare in linea con la ratio della disposizione sul raddoppio dei termini, che è quella di concedere un temine più ampio per l’accertamento nei confronti del solo soggetto autore del reato e non di estenderne gli effetti anche a soggetti d’imposta a ciò estranei.
Anche questa pronuncia, certamente condivisibile nella sua conclusione, si inserisce in quel filone interpretativo giurisprudenziale di merito che, in assenza di un chiaro limite normativo, cerca di circoscrivere l’operatività di una disposizione che in troppe occasioni sembra avere cancellato i termini decadenziali dell’azione accertativa (si vedano, ad esempio, due sentenze già commentate in questa pagina: Ctr Lombardia 3730/45/2014 e Ctp Milano 9438/46/2014).
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