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Srl estinta, rettifica da motivare

L’amministrazione finanziaria deve motivare perché effettua le notifiche ai soci e al liquidatore di una Srl estinta. È quanto emerge dalla sentenza 499/7/2014 della Ctr Lombardia.
La controversia scaturisce dall’impugnazione che i soci di una Srl cancellata dal registro delle imprese avevano presentato contro un avviso di accertamento. I ricorrenti avevano eccepito l’illegittimità dell’atto perché privo di motivazione in merito alla richiesta avanzata nei loro confronti. Così avevano contestato l’esistenza di elementi gravi che legittimassero la pretesa del Fisco. Dal canto suo, l’agenzia delle Entrate aveva giustificato la propria scelta in base all’articolo 2495 del Codice civile («Cancellazione della società»), sostenendo che l’estinzione della Srl non escludeva la sopravvivenza della pretesa fiscale. I giudici di primo grado avevano accolto il ricorso, ritenendo carente la motivazione dell’atto di accertamento in quanto mancante di riferimenti alla posizione degli ex soci.
L’agenzia delle Entrate ha presentato appello, affermando che i crediti pendenti nei confronti della società estinta restano a carico dei soci, ai quali si trasferisce quindi la legittimazione sostanziale e processuale. Secondo l’amministrazione, infatti, gli ex soci rispondono del debito erariale che era della Srl, sicché l’eventuale ripartizione dello stesso in base alle singole quote è irrilevante ai fini della notifica dell’avviso.
Nel rigettare l’appello, la Ctr osserva che l’accertamento non specifica perché la notifica era stata effettuata ai soci, ma si limita a indicare le riprese effettuate a carico della società e a rilevare che quest’ultima è estinta. Secondo i giudici d’appello, però, il solo richiamo agli articoli 2495 del Codice civile e 36 del Dpr 600/1973 (relativo alle «Comunicazione di violazioni tributarie») «non è di per sé sufficiente a costituire un valido titolo» per emettere l’atto. Infatti, «l’avviso di accertamento di una violazione di carattere fiscale – si legge nella sentenza – deve avere requisiti di regolarità sia formale che motivazionale, così come anche la legge 212/2000 ha chiarito disponendo che gli atti dell’amministrazione finanziaria sono motivati (…) indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione».
Il collegio ritiene che non siano state «assolutamente esplicitate» le ragioni giuridiche che sorreggono l’emissione degli atti nei confronti dei soci. La responsabilità solidale di costoro, infatti, si sarebbe potuta giustificare «qualora, in presenza di un accertamento definitivo a carico della società, vi fossero state – proseguono i giudici – delle quote di attivo loro ripartite al termine della liquidazione della società stessa». Peraltro, poiché la compagine sociale di quest’ultima era formata anche da due società anch’esse estinte, le quote in questione sarebbero state comunque divise tra tali società e non tra i loro soci, a cui «sarebbero stati distribuiti gli eventuali residui attivi rinvenienti dalla liquidazione delle dette società».
In definitiva – conclude la Ctr – non è dato sapere «come e in che misura tali responsabilità a cascata vadano in capo» ai singoli soci, né l’ufficio «esplicita, neppure nei suoi atti successivi alla presentazione del ricorso, una benché minima motivazione a sostegno delle sue affermazioni», essendosi limitato a dichiarare che i soci erano responsabili ai sensi dell’articolo 2495 del Codice civile.

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