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Srl estinta, ex soci responsabili

I debiti tributari di una società di capitali, rimasti insoddisfatti dopo la cancellazione dell’ente, si trasferiscono in capo agli ex soci, indipendentemente dall’aver riscosso o meno delle somme col bilancio finale di liquidazione. La limitazione della responsabilità personale in base alle somme effettivamente riscosse col riparto finale, dunque, può essere vantata soltanto sul piano della riscossione e non anche su quello accertativo e/o processuale, ove il fenomeno di tipo successorio in capo ai soci si verifica sempre e comunque. Di più. Non è neppure necessario che il titolo si sia formato in data anteriore alla cancellazione della società, poiché l’atto impositivo può essere notificato direttamente agli ex soci anche in un momento successivo all’estinzione dell’ente e all’approvazione del bilancio finale di liquidazione; ciò anche a prescindere dalla reviviscenza quinquennale delle società estinte, ai soli fini tributari, introdotta dal dlgs n. 175/2014. Sono le conclusioni che si traggono dalla lettura dell’ordinanza n. 17243/2018 della Corte di cassazione, depositata il 2 luglio.La vertenza nasceva dall’emissione di un avviso di accertamento relativo alla posizione di una società a responsabilità limitata, recante maggiori imposte per Ires, Iva e Irap, anno 2006. Poiché l’ente collettivo era stato cancellato dal registro imprese sin dal 2009, l’atto impositivo veniva notificato, nel 2012, agli ex soci, che proponevano ricorso dinanzi alla competente commissione tributaria. I gradi di merito si concludevano con esito favorevole agli ex soci; in particolare, la Ctr dell’Emilia-Romagna rilevava come il titolo si fosse formato dopo la cancellazione della società (accertamento notificato nel 2012, a fronte dell’estinzione avvenuta nel 2009) e per tale ragione provvedeva all’annullamento dell’atto.

La Cassazione ha ribaltato il verdetto, cassando la sentenza e rinviando ad altra sezione del collegio regionale emiliano. Dopo la cancellazione dell’ente, si legge nell’ordinanza, si verifica un fenomeno di tipo successorio per cui i soci sono chiamati a rispondere dei debiti della società rimasti insoddisfatti, indipendentemente dalla definitività del debito tributario al momento dell’estinzione. Da notare, poi, come nel caso di specie la cancellazione fosse avvenuta prima della modifica apportata dall’art. 28, comma 4, dlgs 21/11/2014, n. 175, secondo cui «ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese». Norma definita irretroattiva a più riprese dalla stessa Cassazione e che, alla luce del principio applicato nella ordinanza in commento, diventa anche superflua: l’atto tributario rivolto alla società estinta ed emesso dopo l’estinzione, infatti, può essere notificato all’ex socio ed è valido a prescindere dalla reviviscenza quinquennale prevista dal citato articolo 28, comma 4.

Gli ex soci, aggiunge Piazza Cavour, subentrano nei rapporti d’imposta facenti capo all’ente collettivo anche se non hanno riscosso alcuna somma in base al bilancio finale di liquidazione. Limitazione che, dunque, può essere eccepita soltanto sul piano della riscossione, nella cui sede l’ex socio potrà confinare il proprio esborso secondo quanto (eventualmente) riscosso in base al bilancio finale di liquidazione. Superare questo ulteriore limite, del resto, si porrebbe in chiaro contrasto con la lettera e la ratio della norma, l’articolo 2495 del codice civile, secondo cui «dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione».

Benito Fuoco e Nicola Fuoco

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