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Srl e società di persone: i «vincoli» dei giudici sull’esclusione dei soci

L’esclusione del socio è uno dei massimi momenti di certificazione del naufragio dei rapporti tra i soci di una società. E, nel perdurare della crisi che pone spesso le società nell’angolo e vede le compagini sociali sfaldarsi al loro interno, sempre più spesso i Tribunali sono chiamati a decidere sulla legittimità delle procedure adottate. Nelle società di persone e nelle Srl la legge consente – in determinati casi (a tutela dell’interesse degli altri soci a continuare da soli la loro intrapresa economica) – di giungere all’allontanamento del socio che, avendo maturato i presupposti per l’esclusione, ha dimostrato di non essere più in quel clima di consonanza con gli altri che è l’humus su cui si fondano questi tipi sociali a forte connotazione personale.
Peraltro, nonostante il “peso” dei soci accomuni tutte queste forme sociali, le regole che ne trattano l’esclusione sono assai diverse: mentre nelle società di persone l’esclusione di un socio può avere luogo a seguito di «gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale» (articolo 2286 del Codice civile), nelle Srl è sancito che lo statuto «può prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio» (articolo 2473-bis del Codice civile).
In altri termini, mentre per le società di persone l’escludibilità deriva direttamente dalla legge ed è comminabile quando vi sia un caso di grave inadempienza del socio rispetto alle proprie obbligazioni, nelle Srl si ha escludibilità del socio in quanto lo statuto della società preveda specifiche ipotesi di giusta causa al cui ricorrere l’esclusione possa essere sancita. Se nella Snc e nella Sas, pertanto, l’indagine dei Tribunali si appunta sul significato dell’espressione «gravi inadempienze» del socio, nella Srl i giudici vanno a verificare quali siano gli eventi, deducibili quali presupposti di esclusione, qualificabili in termini di «giusta causa».
Con una decisione del 5 maggio 2014, il Tribunale di Milano ha, ad esempio, deciso che non configura una violazione delle obbligazioni sociali del socio accomandante di Sas (e dunque non costituisce causa di esclusione) la irreperibilità del socio o la sua insolvenza, dato che le uniche obbligazioni del socio accomandante, quale mero socio di capitali, sono quella del versamento del capitale e l’obbligo di non concorrenza. Il Tribunale di Torino (con sentenza del 22 luglio 2013) ha inoltre deciso che in una Sas, le censure mosse al socio accomandatario con riferimento alla gestione della società non possono fondare la sua esclusione dalla società, dal momento che ciò non costituisce violazione degli obblighi del socio derivanti dalla legge o dal contratto sociale, bensì un comportamento dal medesimo tenuto nella sua qualità di amministratore della società.
Quanto alla esclusione da una Srl, il Tribunale di Milano, con una decisione del 7 novembre 2013, ha ritenuto illegittima la clausola dello statuto di Srl confezionata travasandovi pari pari il disposto dell’articolo 2286 del codice civile in tema di esclusione dalla società di persone (in altri termini, nello statuto di una Srl era stata inserita una clausola secondo cui avrebbe potuto essere escluso il socio che si fosse reso autore di«gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale»). Secondo il Tribunale, questo “taglia/incolla” (dal disposto dell’articolo 2286 del Codice civile in uno statuto di Srl) non rispetta il dettato dell’articolo 2473-bis del Codice civile, il quale bensì ammette che in uno statuto di Srl sia prevista l’esclusione del socio, ma a condizione che nello statuto stesso siano individuate «specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa».
Quanto infine alla esclusione del socio da una cooperativa, si tratta di una materia su cui la giurisprudenza si esprime continuativamente. Da ultimo, il Tribunale di Torino ha deciso, il 23 ottobre 2013, che è legittima la delibera di esclusione del socio di cooperativa edilizia il quale, da assegnatario di unità abitativa, non corrisponda il canone mensile previsto dallo statuto sociale; e che è di competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa la domanda di condanna del socio escluso al pagamento dei canoni insoluti e della somma dovuta a titolo di occupazione illegittima dell’immobile. Il Tribunale di Milano, con decisione del 16 luglio 2013, ha poi ritenuto che qualora il socio lavoratore di cooperativa promuova l’impugnazione della deliberazione di esclusione da socio e del licenziamento intimatogli dalla medesima società in forza di detta esclusione, tali giudizi debbono essere unitariamente attribuiti al giudice del lavoro.

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