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Srl, due vie per partire

Per costituire una srl resta ammissibile depositare almeno il 25% dei conferimenti iniziali (o l’integrale capitale nel caso di srl unipersonale o a capitale inferiore ai 10 mila euro) presso una banca (che lo consenta), con un deposito vincolato a favore della costituenda società. In alternativa gli aspiranti soci potranno provvedere ad eseguire bonifici bancari a favore di uno o più degli amministratori in pectore o versare le somme necessarie direttamente nelle mani del notaio. È quanto si legge nella nuova massima (I.A.14) pubblicata pochi giorni fa nel sito del notariato del Triveneto, rubricata «Modalità del versamento dei conferimenti in denaro nell’ipotesi in cui non intervengano gli amministratori nell’atto di costituzione».

Il problema

Il problema operativo nasce dalla disposizione contenuta nell’art. 2464, comma 4, c.c., così come emendato dal dl 76/2013 (convertito con legge 9 agosto 2013 n. 99) che impone il versamento di almeno il 25% dei conferimenti in denaro (e dell’eventuale sovrapprezzo) all’organo amministrativo all’atto della costituzione della società. Ma un cda (o un amministratore unico), rilevano giustamente i notai, non può esistere prima della costituzione della società, e in ogni caso non ha una propria personalità o soggettività tale da consentirgli di essere depositario di somme o rilasciare quietanze.

La soluzione

Ne deriva che la norma dovrà essere interpretata in senso sostanziale, poiché altrimenti sarebbe di impossibile applicazione. Il versamento deve, dunque, essere fatto agli amministratori quali persone (fisiche o giuridiche), che ne divengono depositari, sorgendo a favore della società unicamente un diritto di credito . Per tale motivo, secondo il notariato, è da ritenersi che anche alla luce del novellato art. 2464, comma 4, c.c., si debba solo attestare in atto (come del resto accadeva anche con il previgente obbligo del versamento dei decimi presso una banca) l’avvenuto deposito dei conferimenti in denaro, a comprova della serietà dell’impegno assunto dai soci di liberare il capitale di rischio, e non anche l’intervento dell’ «organo amministrativo», rectius dei nominandi amministratori, per rilasciare quietanze, i quali, quindi, potrebbero non partecipare all’atto.

Soluzioni operative

Per sciogliere i problemi operativi i notai ritengono senz’altro possibile che l’avvenuto deposito dei conferimenti in denaro possa essere attestato dai nominati amministratori che lo hanno ricevuto, se presenti alla costituzione, ma tale deposito può anche essere attestato dai soci fondatori, nel caso in cui risultino assenti i nominati amministratori. In tale ultima ipotesi, tuttavia, si ritiene preferibile che il deposito avvenga con modalità idonee a comprovarne l’effettività, a dimostrare, cioè, la perdita della disponibilità delle somme versate da parte dei soci.

La massima ritiene che rispettino tale requisito i depositi costituiti:

1) a mezzo bonifico bancario a favore di uno o più dei nominati amministratori;

2) a mani del notaio rogante, con iscrizione nel registro somme e valori di cui all’art. 6 della legge n. 64/1934 e con il mandato a consegnare le somme depositate agli amministratori che abbiano accettato l’incarico;

3) presso una banca, vincolato a favore della società (anche se, a quanto risulta, non tutti gli istituti di credito attualmente consentono tale procedura).

Resta, ovviamente, sempre ammissibile (anche se di questo la massima nulla sancisce) chiedere alla banca di trasformare i conferimenti in un assegno circolare a favore della costituenda società consegnando lo stesso nelle mani di un futuro amministratore.

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