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Srl a voto capitario e plurimo

Il principio del voto proporzionale può essere oggetto di deroga anche nelle srl. In tali tipologie societarie è ammesso sia il voto capitario che plurimo. In dette società non si applicano i limiti e i divieti stabiliti dall’art. 2351 c.c. per le spa. Lo si legge nella massima n. 138, resa nota ieri dalla Commissione societaria del Consiglio notarile di Milano, coordinata da Mario Notari, su «Voto non proporzionale nelle srl» con altre due su voto contingentato o scaglionato nelle spa e rinuncia alla situazione patrimoniale nelle fusioni.

La deroga al voto proporzionale. Secondo i notai milanesi, nelle srl sarebbe ammissibile derogare per tutte o alcune delle decisioni dei soci (ad esempio le assemblee che votano per le cariche sociali), al diritto di proporzionalità del voto stabilito dall’art. 2479, comma 5° c.c.. Il ragionamento parte proprio dalla considerazione che il principio di cui al comma sopra citato (al pari della corrispondente norma, di cui all’art. 2351, comma 1, c.c. per le spa) in tema di srl è contenuto in una norma dispositiva. Dall’ampia autonomia statutaria conferita della legge delega, nonché dall’art. 2468, comma 3°, c.c., che sancisce la «derogabilità dei particolari diritti riguardanti l’amministrazione», il notariato motiva la massima. Si legge, a riguardo, in motivazione che i diritti relativi all’amministrazione vanno in realtà riferiti ai «diritti concernenti i poteri nella società» e dunque virtualmente anche il voto in tutte le decisioni di competenza dei soci. In questa prospettiva (come già asserito nella massima n. 39: diritti particolari dei soci nella srl) si ritiene che il novero dei diritti particolari di cui all’art. 2468, comma 3, non può essere inteso in senso tassativo ma esemplificativo. Essi possono cioè avere ad oggetto materie non strettamente riguardanti l’amministrazione della società o la distribuzione di utili, ma anche diritti diversi, il cui contenuto (al pari di quanto previsto nelle spa dall’art. 2348 c.c. è rimesso all’autonomia negoziale). Tale contenuto può riguardare anche la possibilità di attribuire a uno o più soci diritti particolari comportanti una maggiorazione del diritto di voto che costituisce una deroga al principio di proporzionalità. Ma se sono ammessi tali diritti particolari a singoli soci, a maggior ragione, secondo il notariato, si deve ammettere la derogabilità del principio di proporzionalità del voto quale regola organizzativa applicabile in via generale ed astratta a tutti i soci.

Introduzione o soppressione di clausole. In merito all’l’introduzione o soppressione delle nuove clausole negli atti costitutivi, la massima n. 138 distingue le clausole applicabili in via generale e astratta a tutti i soci (es. tetto massimo di voto, voto scalare…) ammissibili con decisione a maggioranza, dato che tali eventuali sistemi di voto sono finalizzati a rendere meno incisivo il voto oltre certe soglie di dimensione della quota e ben difficilmente, quindi, potrebbero danneggiare la minoranza. Per ciò che concerne, invece, quelle clausole che attribuiscano a taluni soci particolari diritti che comportino una maggiorazione del diritto di voto (es.: voto plurimo, casting vote…) o che lo limitano (es. voto limitato, voto condizionato ecc.), se l’atto costitutivo non dispone diversamente, esse debbono essere introdotte con il consenso unanime dei soci, configurando diritti particolari ai sensi dell’art. 2468, c. 3 c.c..

Le azioni a voto contingentato o scaglionato. La quantità di azioni a voto contingentato (cioè limitato a una percentuale massima di azioni possedute oltre le quali il voto viene sterilizzato) o scaglionato (cioè depotenziato al crescere della partecipazione azionaria) potrà, secondo la massima n. 136, riferirsi non solo alle azioni rappresentative l’intero capitale sociale, ma anche a una o più categorie di azioni. Nel primo caso tali limiti potranno essere riferiti anche all’intero capitale, non applicandosi il limite dell’art. 2351, comma 2 c.c. (secondo cui, invece, il valore di tali azioni non può complessivamente superare la metà del capitale sociale). Nel caso in cui, invece il voto limitato si riferisca ad una certa categoria di azioni il numero delle azioni che compongono tale categoria può anche superare il 50% del capitale sociale a condizione che le azioni a voto pieno possano esercitare almeno il 50% dei diritti di voto (perché nessun socio di categoria speciale superi la soglia oltre la quale si attiva il depotenziamento).

Massima n. 137. In tema di fusioni, infine, viene previsto che l’art. 2501-quater c.c. non pone eccezioni alla regola che consente la rinuncia unanime dei soci e di tutti i possessori di strumenti finanziari aventi diritto di voto, alla situazione patrimoniale ante fusione. Essa, quindi, si riferisce sia alla rinuncia a una situazione patrimoniale più aggiornata rispetto all’ultimo bilancio, sia alla situazione patrimoniale che risultasse la prima in assoluto per la società. Tale rinuncia unanime è legittima anche nella fusione per indebitamento e, per quanto concerne la società italiana nelle ipotesi di fusione transfrontaliere.

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