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Squinzi: verremo fuori dalla crisi

Il dato sulla disoccupazione giovanile lo angoscia: «È gravissimo, è la cosa che mi preoccupa di più, rischiamo di perdere una, forse più generazioni». Ecco perché per Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, bisogna «ritrovare lo sviluppo, perché solo dalla crescita verrà la capacità di creare occupazione». Gli imprenditori «sono pronti a mettersi in gioco, ce la metteremo tutta. Dalla crisi ne verremo fuori, dobbiamo venirne fuori»; ma, aggiunge, «c’è bisogno che dalle istituzioni ci venga data una mano. Abbiamo bisogno di un Paese normale, per tante imprese speciali». E annuncia che «ci stiamo attrezzando per intervenire con decisione entro 30 giorni presenteremo le nostre proposte».
Questa mattina Confindustria sarà a Palazzo Chigi; nell’incontro sarà illustrato il piano per la spending review. «Mi auguro che si possano accumulare quei fondi che ci permettano di ridurre la pressione fiscale e riprendere a fare investimenti. Abbiamo bisogno di una riduzione delle tasse, il total tax rate in Italia è al 68,5%, contro il 46,7% in Germania, il 37% nel Regno Unito, il 52% in Svizzera». E ancora: «Le nostre imprese hanno un fardello sulle spalle che finora hanno portato ed hanno pagato in termini di incapacità di crescere e di produttività». Il presidente di Confindustria ha insistito: «È una situazione contro la quale non riusciamo più a combattere, abbiamo bisogno di un sistema Paese che ci permetta di venire fuori dalla crisi in maniera definitiva». Non è possibile, ha aggiunto, che l’Italia, secondo Paese manifatturiero Ue sia all’87° posto per l’attrattività degli investimenti esteri. E ancora: «Sono stato accusato di essere catastrofista, ma sono realista: cali così importanti della produzione e dei consumi non li abbiamo mai visti».
Parole pronunciate a Bari, all’assemblea degli industriali, e nel pomeriggio a San Lazzaro di Savena, alle celebrazioni di centenario del Ccc, Consorzio cooperative costruzione. «Un esempio in massima parte virtuoso, emblematico della capacità di stare insieme, con le coop che mostrano le stesse caratteristiche competitive dell’impresa privata», ha detto Squinzi. Al centenario hanno partecipato anche l’ex presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, che si è soffermato sulla spending review: «È stata avviata dai Governi di centro-sinistra, riducendo la spesa pubblica al 46% del Pil, mentre oggi è al 53. Non è facile raggiungere i nostri risultati; comunque è necessaria». «La crescita è la priorità, non ci sono né soluzioni facili né scorciatoie, bisogna lavorare su tutti gli elementi», ha detto il ministro Corrado Passera, in collegamento video.
Al decreto sviluppo, secondo Squinzi, mancano i sostegni per la ricerca e l’innovazione, «che hanno la capacità di trasformare il Paese». Un Paese che ha bisogno di riforme, a partire dalla burocrazia («quella del lavoro si deve migliorare») e di una efficace politica industriale, che «non vuol dire risorse a pioggia, ma mettere al centro l’industria». E per questo occorre che torni «una vera politica, non credo che un Governo tecnico possa essere un’esperienza di lungo periodo, anche se Monti ci ha fatto riguadagnare punti, specie a livello internazionale». Bisognerà vedere nei prossimi giorni l’effetto dell’accordo di Bruxelles: «La direzione è giusta. Lo spread ha reagito in positivo, mi aspettavo meglio, vedremo prossimamente», aggiungendo di non vedere in Europa grandi leader politici.

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