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Squinzi: rivedere la contrattazione

Si è conclusa con un «Viva l’Expo, viva l’Italia» l’assemblea di Assolombarda che si è tenuta ieri tra i padiglioni dell’esposizione universale. Grisaglie industriali frammiste a scolaresche con bandierine e asiatici col cappellino. Più entusiasmo, meno formalità. Il presidente Giorgio Squinzi ha puntato su Europa, corpi intermedi, centralità del manifatturiero. Ha parlato della riforma interna all’associazione e ha fatto un richiamo alla cultura anti-industriale del Paese. Ma il punto della relazione foriero di maggiori sviluppi riguarda la contrattazione. 

Contrattazione
«Se rivendichiamo il diritto di regolare i nostri rapporti piuttosto che qualcuno proceda per legge, dobbiamo completare il quadro delle nostre relazioni sindacali», ha detto Squinzi. E ancora: «Abbiamo fatto un importante accordo sulla rappresentanza (nel gennaio 2014, ndr; ) ora serve mettere ordine nelle regole della contrattazione». Di fatto Squinzi apre a un tavolo con i sindacati per cambiare le regole sulla contrattazione (in realtà confronti informali sono in atto da alcune settimane). Il presidente di Confindustria è chiaro: bisogna evitare «che le imprese siano costrette a sommare i costi dei due livelli di contrattazione».
Come hanno reagito i sindacati? Aperture da Cisl e Uil, freddezza dalla Cgil. La più positiva è il segretario della Cisl Anna Maria Furlan («Siamo pronti a sederci a un tavolo»). Dialogante anche il leader della Uil, Carmelo Barbagallo («Dobbiamo far crescere la contrattazione di secondo livello ma all’interno di un contratto nazionale»). Il segretario della Cgil Susanna Camusso invece taglia corto: «Confindustria propone la ricetta più antica del mondo: il taglio dei salari».
Da una parte Cisl e Uil vedono nella revisione del modello di contrattazione la possibilità di uscire dall’ impasse creata ai tavoli sui contratti dalla deflazione. Dall’altra la Cgil continua a vedere la contrattazione nazionale come una linea Maginot da difendere a oltranza.
Con la Cgil, in particolare, Squinzi ha rimarcato un dissidio sul Jobs Act: «Sarebbe un danno subire campagne sindacali, azienda per azienda, per riconquistare con la forza ciò che secondo qualcuno è stato tolto dalla legge». Chiaro il riferimento all’articolo 18.
Governo
«Oggi non ho richieste né intendo lamentarmi con il governo di alcunché. Gli chiedo semplicemente di non smarrire la determinazione», ha detto Squinzi. In realtà il rapporto con palazzo Chigi, pur in un quadro positivo, non è scevro di qualche disagio. «Anche in questo governo, che pure pare più attento, la manina anti-impresa ogni tanto si esercita nelle pieghe dei provvedimenti», ha puntualizzato Squinzi riferendosi alle norme appena varate su falso in bilancio ed ecoreati. Di certo a molti in platea non è piaciuto che ieri il presidente del Consiglio fosse alla Fiat di Melfi invece che in prima fila nell’auditorium Expo.
Nel suo intervento il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha elencato i provvedimenti a favore delle imprese. Sbilanciandosi con qualche promessa. «Rispetto all’Imu sugli imbullonati (macchinari fissati al suolo, ndr; ) — ha assicurato Guidi —. La norma va corretta».
Europa
Se da una parte continua l’apertura di credito al governo, dall’altra il presidente Squinzi ha tenuto una posizione severa verso l’Europa. Con una convinzione: la strada per il futuro va cercata nel passato. Nelle tracce lasciate dai padri del progetto europeo, da De Gasperi ad Adenauer. Con l’obiettivo di affiancare l’unione politica a quella monetaria.
Essenziale e concisa, la relazione di Squinzi si è fermata a tre citazioni. Di peso. Michele Ferrero, il nobel Amartya Sen. E papa Francesco. «Stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca», ha detto il papa argentino. Le imprese sanno di essere ancora in mezzo al guado. Ma l’impressione da Milano è che guardino il futuro con un po’ di fiducia in più.

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