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Squinzi: Pil in calo anche oltre il 2,4%

«Il presidente del Consiglio Monti ha parlato di percorso di guerra, io ho detto che siamo sull’orlo dell’abisso: certamente la situazione è difficile, siamo nella tempesta, bisogna remare tutti nella stessa direzione». Giorgio Squinzi insiste sulla necessità delle riforme, prima di tutte la semplificazione burocratica, e attende di vedere gli effetti del decreto sviluppo, «ci sono tante buone idee, aspettiamo di vengano messe in pratica». Sono i numeri ad imporlo: quel 2,4% di calo del pil previsto dal Centro studi di Confindustria e che secondo Squinzi «forse sarà di più. Nella seconda parte dell’anno faccio fatica a vedere miglioramenti».
Lo dice al Forum del Comitato Leonardo, nato su iniziativa di Confindustria, Ice e un gruppo di imprenditori, per promuovere il made in Italy. «Le aziende devono fare la propria parte, ma hanno bisogno di un sostegno istituzionale, non solo finanziario, tramite incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche», ha detto la presidente Luisa Todini. Secondo Squinzi si stanno facendo passi importanti, per esempio sulla spending review, bisogna affrontare «con la massima urgenza» il problema dei pagamenti della pubblica amministrazione: «in particolare nel settore delle costruzioni e dell’edilizia, se continua così, entro l’anno un numero elevatissimo di aziende sparirà». Altro tema la riforma del mercato del lavoro. «Lo convinco tutti i giorni», ha detto il ministro del Welfare, Elsa Fornero, rivolta a Squinzi. «Sono disponibile, ma servono correttivi, non modifica sostanzialmente la flessibilità in uscita e irrigidisce quella in entrata».
Ieri il presidente di Confindustria non ha voluto commentare le parole di Monti sulla concertazione: «Sono in silenzio stampa, ho perso la voce». E sulle sue affermazione dei giorni scorsi sul governo ha glissato: «Sono state riprese frasi da un discorso più articolato, il significato complessivo era diverso, Confindustria deve tenere conto di tutte le sue componenti e non mancheremo di farlo». Serve «un paese normale, potremo competere con chiunque». E Squinzi ha bollato come ingenerose le critiche del Wall Street Journal: «Non fa un’analisi sui dati concreti, in Cina ad esempio la corruzione è all’ordine del giorno e favorisce le imprese locali».
Comunque tre sono a suo parere le priorità per un’azienda per farcela: forte specializzazione, investire in ricerca e sviluppo, internazionalizzazione. Su questo punto la nuova Ice, guidata da Riccardo Monti, vuole lavorare di più: «Serve un focus – ha detto – proprio su innovazione e hi-tech, una mobilitazione delle eccellenza italiane in chiave di attrazione di investimenti, anche in collaborazione con il Comitato Leonardo».
Proprio per consolidare i rapporti Usa-Ue, ieri si è tenuto un seminario sui rapporti tra le pmi Italia-Usa, nel quadro del Consiglio economico transatlantico (Tec), organizzato da Commissione Europea, Us-Trade, Farnesina e Confindustria. «Bisogna dar vita ad un Patto economico transatlantico», ha detto Squinzi, sottolineando i rapporti bilaterali tra i due paesi: nel 2011 il valore delle merci scambiate e dei servizi ha raggiunto 700 miliardi di euro. «Non bisogna solo aumentare i legami commerciali, ma serve un’integrazione più profonda, importante specie per le pmi». Sul ruolo chiave delle pmi ha insistito anche l’ambasciatore Usa in Italia David Thorne: «Sono larga parte dell’economia italiana, hanno un ruolo importante per la ripresa dell’economia. Ed è fondamentale aumentare le tecnologie digitali».
Per investire e crescere serve il credito: ieri Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, presente al convegno del Comitato Leonardo, ha detto che la banca conta di finanziare nei prossimi 3 anni 30mila start-up a tassi non di mercato, ha sollecitato il sistemabancarioaconcentrarsi sull’economia reale e che lo spread così alto crea un problema di costo del credito. Comunque da marzo in poi c’è stata una ripresa delle erogazioni, anche se inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

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