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Squinzi: «Per il cuneo fiscale un taglio da 8-10 miliardi»

«La soluzione è una spending review seria, quel 2-3% di tagli alla spesa pubblica che deve essere possibile realizzare. Tutti noi, in fondo, lo abbiamo fatto». Giorgio Squinzi si rivolge alla platea di imprenditori bergamaschi, quasi un migliaio riuniti a Treviglio per l’assemblea annuale della locale Confindustria, e sintetizza i termini del problema: in mancanza di risorse per ridurre il peso del fisco l’unica via è il “dimagrimento” della macchina statale. L’obiettivo, per il presidente di Confindustria, è recuperare 20-25 miliardi di risorse da utilizzare per abbattere anzitutto il costo del lavoro, alleviando da un lato gli oneri per le imprese e incrementando dall’altro il “netto” che resta in tasca ai dipendenti. Svolta possibile però solo se irrobustita da una dote significativa, non i 4-5 miliardi a cui pensa l’esecutivo, «meglio 8-10» – aveva commentato Squinzi in mattinata all’assemblea di Indicam a Milano. Cifre necessarie per ridare fiducia al paese, «che è un po’ come il Milan o il Sassuolo di questi tempi – ironizza Squinzi – non va benissimo ma ci riprenderemo». L’obiettivo è allontanarsi da una crescita 2014 che nel migliore dei casi potrebbe essere «da prefisso telefonico» per arrivare invece ad un più robusto 2% all’anno, fondamentale per la ripresa degli investimenti e la creazione di posti di lavoro. Ma una condizione necessaria – osserva Squinzi – è comunque la stabilità politica, in assenza della quale il Pil 2014 perderebbe un punto. «Mi auguro – aggiunge – che il buon senso della politica sia capace di evitare questo scenario, noi come Confindustria abbiamo preso da subito una posizione a favore della continuità: perché quello di cui abbiamo bisogno, la nostra priorità assoluta e disperata, è affrontare i nodi dell’economia reale». Cristallizzati per Squinzi in quella lunga coda di imprenditori a Chiasso, interessati a conoscere le opportunità di investimento in Canton Ticino, con le iscrizioni fermate prima del previsto per le troppe richieste. «Questo è il morale medio dei nostri imprenditori – aggiunge il leader di Confindustria – alle imprese e agli italiani oggi manca fiducia». Un trend tuttavia che è possibile invertire facendo leva sulle capacità delle imprese, a patto di garantire loro un ambiente di lavoro favorevole, «dateci un Paese normale – spiega Squinzi rivolgendosi alla politica – e vi facciamo vedere noi cosa siamo in grado di fare». “Normalità” che può partire dal varo della legge di stabilità, «il vero big match, la partita più importante del Paese», «che negli ultimi anni non ha avuto una politica industriale». Dove la priorità dovrebbe essere il costo del lavoro, eliminando anche dalla base imponibile Irap gli oneri sostenuti per il personale. Interventi necessari per ridurre il gap crescente di competitività nei confronti di altri paesi, in primis la Germania. Se a Berlino, infatti in nove anni il costo del lavoro per unità di prodotto si è ridotto del 9%, in Italia il percorso è stato contrario, con un incremento di due punti. Altro capitolo da affrontare è quello dei pagamenti della Pa, dove il percorso è ancora largamente incompleto. «Intanto – osserva Squinzi – manca ancora un calcolo definitivo dell’ammontare dei debiti, lo avevano promesso per metà settembre ma ancora non ci siamo. I primi risultati sono arrivati, è un primo passo ma la situazione resta scoraggiante». Il presidente di Confindustria stima che a fronte di uno stanziamento di 11 miliardi alle imprese ne siano arrivati finora solo sette, rallentamento legato anche all’architettura normativa utilizzata, per gli imprenditori troppo complicata. Squinzi ribadisce la necessità di una semplificazione burocratico-normativa a tutti i livelli auspicando ad esempio che i “vantaggi” previsti per le imprese straniere nel pacchetto “Destinazione Italia” possano essere utilizzati anche per le nostre aziende, «per convincerle a continuare ad investire qui». Semplificazione che riguarderà anche Confindustria, che giovedì in giunta esaminerà la proposta di aggiornamento del sistema associativo. «È una riforma che viene dal basso – ha spiegato Squinzi –, sono state ascoltate le esigenze della base, l’obiettivo è quello di razionalizzare Confindustria e renderla più efficiente e aderente ai bisogni degli associati. Credo – ha aggiunto – che il risultato sia condivisibile, che la base lo accetterà e lo approverà». Squinzi ha commentato ieri anche la vicenda Alitalia, sostenendo di essere personalmente a favore di un eventuale «progetto di medio-lungo termine strategico per il Paese. Oggi – ha aggiunto – per essere una compagnia globale ovviamente l’Italia è diventato un Paese piccolo».

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