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Squinzi: New Deal per la ripresa

Qualcosa si muove. «Ma siamo ancora lontani dal considerare chiusa la stagione nera dell’economia». Giorgio Squinzi si sarebbe aspettato di più: «I nostri auspici per un’inversione di rotta che mettesse fine alla recessione faticano a realizzarsi». A fine anno dovrebbe esserci un’inversione di tendenza, «ma è un segno modesto se non faremo gli interventi necessari. Un dato che non ci vede soddisfatti, l’obiettivo è una crescita stabile del 2%, ambizioso ma necessario per la ripresa».
Su come arrivarci, il presidente di Confindustria insiste da tempo su alcune priorità: il pagamento dei debiti della Pa; un taglio al cuneo fiscale, per alleggerire il costo del lavoro; una revisione dell’impianto fiscale. Ieri mattina, all’assemblea dei costruttori dell’Ance, ha lanciato l’idea di un “new deal” «fondamentale per l’Italia, riprendendo il modello con cui gli Stati Uniti uscirono dalla crisi del ’29» con investimenti in infrastrutture, opere pubbliche, riqualificazione del patrimonio pubblico.
Per uscire dalla crisi «bisogna ripartire dalle costruzioni». Squinzi ha fatto l’esempio degli Stati Uniti, «dove la ripresa è trainata soprattutto dalle costruzioni residenziali, commerciali e infrastrutturali». Scendendo in dettagli: «Con un’attenzione particolare all’efficienza energetica degli edifici, al dissesto idrogeologico e alla protezione antisismica abbiamo davanti un campo infinito di possibilità» e aggiungendo che il calo degli investimenti in infrastrutture nel periodo 2008-2013 è stato drammatico, quasi -43 per cento. Per questo è ora di cambiare rotta «lo status quo è inaccettabile». Anche se per Squinzi il declassamento di S&P non tiene conto delle reali potenzialità e capacità del paese: «è un giudizio che non condivido».
Parlando successivamente all’East-Forum organizzato da Unicredit, si è rivolto anche all’Europa: bisogna unire ad azioni per la stabilità finanziaria misure per lo sviluppo. «Il Pil nella zona euro si è contratto. Mentre l’Europa era ostaggio di un ottuso rigore i nostri principali competitor hanno superato di slancio il crollo dell’economia virtuale affidandosi a robuste iniezioni di liquidità da un lato e a uno spettacolare ritorno all’economia reale dall’altro».
Bisogna mettere al centro il manifatturiero, in Europa come in Italia. E quindi occorrono interventi per rendere più competitive le imprese: una riduzione del costo del lavoro «che ci vede perdenti rispetto ad altri partner europei e internazionali. Dobbiamo ridurre il cuneo fiscale e neutralizzare il costo del lavoro dalla base imponibile Irap». Sul fisco «la partita non è solo sull’Iva o sull’Imu, ma è tutto l’impianto fiscale del paese a dover essere rivisto e razionalizzato». Sul pagamento dei debiti della Pa, Squinzi ha annunciato che si sta monitorando la situazione e che tra qualche settimana si potrà trarre un bilancio. «Siamo agli inizi, dobbiamo vedere», e ha sottolineato il sostegno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, «che non finirò mai di ringraziare».
Nella strategia anti-crisi Squinzi si aspetta dal governo «coraggio e determinazione». Fermo restando che «questo è l’unico governo che abbiamo, non abbiamo alternative, dobbiamo difenderlo e sostenerlo fino in fondo. Mi aspetto che ci sia una grande prova di responsabilità da parte di tutti per continuarne la continuità d’azione».
Le imprese sono in prima linea, ma «servono scelte coraggiose». È stato fatto «poco o nulla» per ridurre la spesa corrente, anzi «quella improduttiva è cresciuta». I margini sono pochi: «Per questo è fondamentale ridurre gli sprechi e inefficienze e dirottare risorse su investimenti e consumi». È importante anche utilizzare meglio le risorse Ue: ieri mattina in Lussemburgo una delegazione di direttori generali delle associazioni territoriali e di categoria di Confindustria, guidata dal direttore generale Marcella Panucci e dal vice Daniel Kraus, ha incontrato il vicepresidente Bei, Dario Scannapieco, per approfondire il funzionamento della Banca europea degli investimenti.

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