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Squinzi: le mie idee per Confindustria

di Roberto Bagnoli

ROMA — Solo idee e non un programma. Il candidato alla presidenza di Confindustria Giorgio Squinzi scrive ai membri di giunta che il 22 marzo dovranno votare le preferenze. Per dire che «da appassionato ciclista, non sarò un uomo solo al comando, quello che ha sempre tutte le soluzioni». E di preferire la «squadra e la partecipazione di tutti coloro che vorranno contribuire alla soluzione dei problemi». Spiega la decisione di scrivere questa lettera perché non crede «di riuscire a incontrare tutti gli esponenti del sistema». Ed ecco dunque lo Squinzi-pensiero. Che avverte da subito come per lui «la presidenza di Confindustria non è una ambizione, ma una missione e tale dovrà essere per coloro che vorranno fare con me questo percorso». Parla di volere una associazione «sobria e tutta centrata sui contenuti» e di aver voluto «evitare in questo periodo una forte esposizione mediatica» che vorrà mantenere anche in futuro insieme ai colleghi che «accetteranno di affiancarmi».
Elenca le priorità per lui e per il Paese in sei punti: 1) semplificazione normativo-burocratica per snellire gli investimenti; 2) una politica fiscale non oppressiva ma in linea con l'Europa; 3) una politica energetica per ridurre il divario del 30% col resto della Ue; 4) più credito alle piccole e medie imprese; 5) tempi rapidi per il pagamento da parte della pubblica amministrazione; 6) più investimenti nelle infrastrutture anche immateriali (scuola e formazione) per ritrovare crescita civile e sociale del Paese.
Non un solo passaggio sull'articolo 18 al centro in questo momento della riforma del mercato del lavoro ma un focus che anticipa senza ambiguità — «voglio sgombrare il campo da equivoci» — quale sarà il suo stile nelle relazioni sindacali se sarà eletto. «Ho imparato sul campo che è meglio dialogare in modo leale e costruttivo per cercare le migliori soluzioni, penso quindi ad un sistema di relazioni industriali che garantisca la massima flessibilità nelle regole così come la massima coerenza e responsabilità nei comportamenti».
Squinzi, che sotto la presidenza della Marcegaglia ha la responsabilità per i rapporti con l'Europa ed è leader dei chimici europei, si affianca al mantra di Mario Monti: «Dobbiamo essere europei in tutto, non solo quando ci fa comodo ma anche quando significa cambiare le proprie abitudini e rinunciare a qualche privilegio». Infine qualche nota sul futuro di Confindustria che «deve cambiare eliminando inutili sovrapposizioni ma lasciando intatti i nostri valori fondanti». Ieri, nella conta delle categorie e territoriali che si schierano con i candidati, il Friuli Venezia Giulia ha dichiarato di nuovo (lo aveva già fatto l'altro giorno) di tifare per Alberto Bombassei — «Siamo più vicini al suo progetto di rinnovamento», ha precisato il presidente Alessandro Calligaris — mentre per Squinzi si schierano anche i costruttori dell'Ance. Per il comitato di presidenza della più importante territoriale confindustriale «Squinzi è il candidato più idoneo per le sue competenze europee a sostenere le istanze del settore».
 

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