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Squinzi: Italia uscita dalla recessione

«L’Italia è finalmente e faticosamente uscita dalla recessione». Giorgio Squinzi ha assistito alla presentazione del documento del Centro studi di Confindustria sugli Scenari industriali. «L’analisi del Csc sottolinea l’elevata propensione delle imprese manifatturiere italiane ad investire ed innovare. Sono tutti indicatori di vitalità che rivelano l’alto potenziale di crescita della nostra industria». Ed è su queste basi che si può costruire una «nuova politica industriale» fondamentale per crescere. Il presidente di Confindustria ieri ha ribadito la sua convinzione: «le imprese sono il cuore pulsante della nostra economia, l’industria manifatturiera è un insostituibile motore di sviluppo».
Ieri la Ue ha rivisto al rialzo le stime del pil dell’Italia, portandole allo 0,9% per il 2015: «sono in linea con le previsioni del nostro Centro studi, confermano che c’è un miglioramento, dovremmo vedere l’uscita dal tunnel a breve», ha detto Squinzi. Ma c’è ancora una forte componente dei fattori esterni, come il prezzo del petrolio, il cambio euro-dollaro, il Quantitative easing. La legge di stabilità per il presidente di Confindustria è complessivamente positiva, con le criticità però di un insufficiente sostegno a ricerca e innovazione e di un’azione per il Sud. «Il Mezzogiorno – ha continuato – deve trovare un tipo di specializzazione diversa dal manifatturiero del Nord. Deve basarsi su alcuni distretti industriali che ci sono anche al Sud, sull’eccellenza dell’agroalimentare e su altre caratteristiche più specifiche del Sud».
Il suo auspicio è che «la piena attuazione delle riforme possa dare un cambio di passo». Riforme, quindi, accanto ad una politica industriale che dia «attenzione ai fattori strutturali della competizione a medio-lungo termine, chiarezza nella scelta delle priorità, centralità dell’innovazione, valorizzazione del ruolo dell’impresa, utilizzo convergente di tutte le leve dell’intervento pubblico». Serve una politica che dia al paese grandi obiettivi che servano da «stelle polari» per lo sviluppo industriale e l’avanzamento tecnologico, scientifico, economico e sociale. Una politica che i competitors «si sono già dati e che in Italia fa ancora fatica». Ma ciò su cui Confindustria è geneticamente contraria, ha sottolineato il presidente, è l’idea di «una politica industriale in cui lo Stato indica alle imprese cosa devono fare o, peggio, interviene direttamente».
Primo intervento di politica industriale è, ha sottolineato Squinzi, quello in ricerca. «Le imprese sono pronte a fare investimenti, se c’è mercato». È importante, ha detto esplicitamente, il gioco di squadra: «non si fa nulla da soli. Non ci sottrarremo al nostro ruolo di motore del cambiamento, per affrontare su nuove basi il rilancio della politica industriale nel nostro paese».
Ma oggi il tema del rilancio dell’Italia intreccia anche quello di un’Europa in grande difficoltà. «I nuovi assetti globali rendono evidente la necessità di un’Europa unita e forte in campo economico, politico e diplomatico», ha sottolineato Squinzi durante la lezione Angelo Costa all’università Luiss di Roma. «L’Europa è un grande progetto politico, la sua mancanza nel fronteggiare l’emergenza economica ha aperto il varco a nuovi nazionalismi. Per questo – ha aggiunto – va ritrovato lo spirito dei Padri fondatori su una visione politica che dovrebbe avviare il processo degli Stati Uniti d’Europa».

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