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Squinzi: almeno 10 miliardi per il cuneo fiscale

ROMA – «Renzi ha captato i problemi su cui intervenire ma il nostro giudizio arriverà più avanti, se il premier manterrà le promesse». Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi “apre” al nuovo presidente del Consiglio ma con “riserva”, la stessa che ha usato per giudicare dopo sei/otto mesi il governo Letta. «Avevo molta stima di Enrico come persona, purtroppo non è riuscito a mantenere le promesse fatte alle imprese». Il taglio a due cifre del cuneo fiscale annunciato da Renzi è la ciccia che gli industriali si aspettavano. Squinzi per ottenere un alleggerimento di 10 miliardi – «la linea del Piave, in realtà ce ne vorrebbero almeno 20» – ieri ancora una volta si è detto disponibile a rinunciare agli incentivi alle imprese che «non sono 32 miliardi di euro come spesso si dice ma poco più di 3 all’anno».
I toni del leader degli imprenditori, prima alla presentazione del rapporto Accredia-Censis sulla qualità poi nel corso di una audizione al Senato, sono di grande preoccupazione per lo stato vero della nostra economia. Se lui usa una metafora efficace – «stiamo strisciando sul fondo» – ieri l’Istat ha fornito i dati sulla competitività rilevando che dal 2011 l’Italia ha perso un quarto del prodotto industriale, con 100 mila imprese chiuse. Il rapporto dice che per una impresa vincente che produce utili e aumenta il fatturato ce ne sono due in ripiegamento. Il presidente pro tempore dell’Istat Antonio Golini si sforza di intravedere qualcosa di positivo e cita una indagine secondo la quale «l’86,6% delle imprese è pronto a scattare non appena arriva la ripresa». Ma questa è modesta «e bisogna fare subito le riforme – chiede Squinzi – per agganciare quella più robusta degli altri Paesi».
Confindustria e la politica, un vecchio scoglio che carsicamente riaffiora. Viale Astronomia è stata accusata di aver affossato il governo Letta e ieri Squinzi ha voluto chiarire che «Confindustria non è un partito politico, non ha determinato nulla, ma se vogliamo ripartire bisogna puntare tutto sulle imprese, metterle in condizione di essere competitive». Su Letta, al netto del giudizio personale positivo, Squinzi ha ricordato che alle imprese aveva promesso 10 miliardi di taglio al cuneo, poi diventati 5 e alla fine ridotti a 1,1 nell’ultima versione della legge di Stabilità. Chi conosce il leader degli imprenditori sa che per lui le parole e gli impegni sono sacri. A Renzi guarda con simpatia anche se ha cercato di portargli via il direttore generale Marcella Panucci nel ruolo di ministro dello Sviluppo (poi andato all’imprenditrice Federica Guidi, ex Confindustria) e ieri nel corso dei suoi molteplici interventi gli ha voluto dare un paio di consigli.
Il nuovo governo ha una «grande chance in Europa, approfittando di una rinovata fiducia dei mercati con lo spread ai minimi, deve ottenere margini di flessibilità concessi dal Patto di stabilità in cambio di un serio programma di riforme». Ma sempre dentro il 3%. Nonostante i miglioramenti ottenuti nella gestione dei fondi europei attuata dall’ex ministro per la coesione Carlo Trigilia, Squinzi non è stato molto tenero. «Abbiamo perso 15 miliardi – ha affermato – per l’incapacità del governo a dare soldi, ma anche dove sono stati dati c’è stata una polverizzazione senza senso». Al nuovo esecutivo Squinzi chiede di procedere sul serio con la semplificazione e anche con una seria riforma della legge previdenziale voluta dalla Fornero che «non ha soddisfatto nessuno». Con Renzi scherza sulla scomparsa del ministero per le politiche europee. «Spero che mi copi, è talmente importante che quelle deleghe le ho tenute per me».

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