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Spunta tesoretto-crescita Pensioni, Padoan frena sui casi esodati e donne

Fari accesi, e forte attesa, sulla ripresa italiana per realizzare la quadratura del cerchio della legge di Stabilità 2016, abolire le tasse sulla prima casa, impedire l’aumento dell’Iva, tornare a fare i contratti per gli statali, reindicizzare le pensioni. Un pacchetto che ormai anche il premier Renzi calcola in 25 miliardi ma che per ora è alla ricerca di risorse per essere realizzato.
Si scalda intanto il fronte delle pensioni. Dopo il no di Renzi a nuove risorse per l’introduzione della flessibilità in uscita ieri il ministero dell’Economia è sembrato frenare («Stiamo valutando », ha fatto sapere il Tesoro) anche su un eventuale intervento a salvaguardia degli esodati e sulla possibilità di uscita per le donne. (costo 2 miliardi). Per Damiano Pd si tratta di una posizione «inaccettabile ».
Della assoluta necessità di coperture «permanenti» continua a parlare il ministro dell’Economia Padoan anche riguardo le tasse. Tuttavia prima che si entri nel vivo delle misure dei tagli e dei risparmi gli occhi sono concentrati sul quadro macroeconomico in vista della prima scadenza-test, quella della 20 settembre che prevede la consegna al Parlamento della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.
Nell’aggiornamento ci saranno nuove stime di crecsita, di defcit e una nuova valutazione del quadro congiunturale mondiale. Cruciale, ai fini dei conti pubblici e di possibili nuovi margini di azione, sarà la stima della crescita. Con più Pil ci saranno più entrate del previsto: se il livello salirà dallo 0,7 attualmente cifrato di uno o due decimali fino all’0,9 per 2015 (indicato dal consigliere di Palazzo Chigi Yoram Gutgled) e per il 2016 oltre l’1,4 per cento, le risorse in più potrebbero ammontare ad un “assegno” di 3,2 miliardi da spendere nella partita autunnale della legge di Stabilità.
Naturalmente la prudenza è d’obbligo visto l’incerto quadro economico internazionale: tuttavia la partita è tutta da giocare. A favore restano argomenti concreti come i tassi d’interesse bassi assirati da Mario Draghi e il petrolio vola a prezzi minimi. Dall’economia italiana i segnali, come la ripresa dei consumi, sembrerebbero incoraggiare una certa fiducia in una maggior crescita.
La seconda carta, tutta da negoziane a Bruxelles, è quella della flessibilità all’interno delle regole europee. L’Italia grazie alla «clausola delle riforme» ha già ottenuto uno sconto dello 0,4 per cento del Pil, pari a 6,4 miliardi, sul taglio del deficit strutturale del 2016: al massimo, spiegano i tecnici, il nostro governo potrebbe ottenere un ulteriore 0,1 per cento pari a 1,6 miliardi. Roma potrebbe anche chiedere di attivare la più sostanziosa «clausola per gli investimenti»: tecnicamente potrebbe sovrapporsi allo «sconto» già ottenuto ma di fatto Bruxelles sarebbe assai più cauta nel concederla, anche perché dal prossimo anno l’Italia dovrà fare i conti con l’entrata a regime del Fiscal compact e la ferrea «regola del debito». Insomma, passaggi difficili.
Non è escluso tuttavia che a Palazzo Chigi si covi l’intenzione di far perno su quattro anni di deficit-Pil saldamente in linea con il 3 per cento per tentare la carta di una parziale forzatura del target che si è stabilito per il 2016: si potrebbe salire dall’1,8 per cento verso il 2,2 per cento. In questo caso tuttavia è escluso che le risorse così acquisite possano essere indirizzate verso un taglio delle tasse.
Spiragli vengono invece dall’operazione voluntary disclosure: partita con il piede lento, dopo la neutralizzazione del raddoppio dei termini di accertamento che avrebbe reso più oneroso il rientro, in vista della scadenza del 30 settembre starebbe decollando. Si tratta di un incasso una tantum che, secondo fonti parlamentari, sarebbe pari a 3-5 miliardi.
Problemi di copertura per le prestazioni pensionistiche. Ed è polemica in Parlamento
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