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Spunta la clausola sui conti statali Il deficit garantito da aumenti Iva

Una nuova procedura per deficit eccessivo, dovuta al mancato rispetto della regola sul debito, il «braccio preventivo» del sistema di sorveglianza, ma anche una procedura dovuta alla permanenza di «squilibri macroeconomici» strutturali. Con il rinvio del pareggio di bilancio al 2017 l’Italia, questa volta, corre un rischio doppio con la Ue. E visto che lo strappo della Francia sui tempi di rientro del deficit rischia di complicare ulteriormente le cose, rafforzando la linea del rigore, il governo sta intensificando al massimo la sua azione diplomatica. E offre alla Ue, in cambio di flessibilità, la blindatura dei conti del futuro: un aumento dell’Iva e delle imposte indirette di 12,4 miliardi nel 2016, 17,8 nel 2017 e 21,4 nel 2018 che scatteranno per garantire e mantenere il pareggio di bilancio. 
Dopo la visita del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, mercoledì scorso, al neopresidente della Commissione, ieri a Bruxelles il direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via, ha incontrato riservatamente il direttore generale degli Affari economici della Commissione, l’italiano Marco Buti, al quale ha consegnato l’aggiornamento del Def approvato martedì dal governo. E nonostante i rapporti con Bruxelles siano stati quotidiani in questi ultimi giorni, non deve aver tratto una buona impressione se, nelle stesse ore, il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, ammetteva in Parlamento che «i commissari sembrano pensarla in modo diverso su un’applicazione più intelligente del patto Ue». Per giunta, sembra di capire, il giudizio sui conti italiani lo darebbe la Commissione uscente entro fine ottobre, e non la nuova che si insedierà a inizio novembre.
Per ora il governo rimane sulla sua posizione, che sposta al 2017 il pareggio di bilancio e punta per il 2015 ad una manovra espansiva finanziata in deficit per una decina di miliardi di euro, per favorire la crescita dell’economia, di nuovo in recessione. «Senza una ripresa robusta la tenuta del tessuto produttivo e sociale sarebbe a rischio» scrive Padoan nell’aggiornamento del Def. Per rispettare il programma di riduzione del deficit concordato a suo tempo, nel 2015 sarebbe servita una manovra netta da 15 miliardi, che avrebbe tolto altri 3 decimi alla crescita del Pil. E se si dovesse rispettare anche la regola di riduzione del debito sarebbe stata necessaria una manovra monstre da 35 miliardi di euro, che avrebbe ridotto il Pil di altri 0,8 punti. Cosa «né fattibile, né auspicabile» dice il Tesoro. Meglio invocare le circostanze eccezionali, innegabili, sperare in un atteggiamento diverso della Ue e blindare il bilancio del futuro. Nella legge di Stabilità ci sarà dunque la clausola di salvaguardia che prevede aumenti dell’Iva molto consistenti. Ed evitabili solo con misure compensative. Si farà affidamento sui tagli di spesa, ma anche su un maggior recupero dell’evasione fiscale, stimata dal Tesoro in 91 miliardi l’anno, che crescerà già nel 2014 (11 miliardi contro i 10 previsti). Ieri, intanto il Tesoro ha diffuso i dati del fabbisogno dei primi 9 mesi del 2014, in calo rispetto all’anno scorso. Anche se quest’anno il deficit (3% del Pil) dovrebbe essere di poco superiore a quello del 2013 (2,8%).
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