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S&P’s taglia la crescita dell’Eurozona

Tagliate da Standard & Poor’s le stime di crescita dell’Eurozona che passano, secondo gli analisti dell’agenzia di rating, all’1,5% per il 2016, contro l’1,8% previsto nelle stime delle proiezioni di novembre scorso, e all’1,6% per il 2017. I dati emergono dal rapporto intitolato «Flying On One Engine: The Eurozone Economy Is Fighting For Altitude», l’Eurozona «vola con un solo motore» e «combatte per restare in quota», pubblicato ieri da S&P. Secondo gli economisti di S&P, Eurolandia nel 2016 potrà contare sostanzialmente su un solo “motore” e cioè la ripresa dei consumi. La revisione al ribasso delle stime di crescita è legata al rallentamento delle economie emergenti. Nel 2010-11 la ripresa aveva due motori: consumi ed export. Il calo della domanda dagli emergenti, in primis la Cina, è la novità negativa del 2016.
Sono quindi i consumi a guidare l’attuale la ripresa nell’Eurozona, supportati, tra l’altro, dalla politica monetaria accomodante della Bce. Per quanto riguarda l’Italia, il Pil è previsto in aumento dell’1,1% quest’anno, anziché dell’1,3% come precedentemente atteso, e dell’1,3% nel 2017, anziché dell’1,4%.
S&P rileva che il tasso di disoccupazione in Italia, da novembre 2015 a marzo 2016, è passato dal 12,1% all’11,9%. A fine 2016 dovrebbe attestarsi sull’11,8%, per poi scendere ancora al 10,2% nel 2017. Il tasso di inflazione, invece, che oggi è dello 0,1%, nel 2017 dovrebbe crescere fino al +1,2%, con queste differenze paese per paese: +2,3% in Spagna, +1,9% in Olanda, +1,7% in Germania, +1,6% in Belgio, +1,5% in Francia, +1,3% in Italia.
S&P non è la prima agenzia di rating a ritoccare al ribasso le stime sul Pil italiano. Il 7 marzo era stata Fitch ad abbassare le previsioni di crescita dell’Italia (+1% per il 2016, rispetto al +1,3% indicato a dicembre e +1,3% per il 2017, rispetto a +1,5%).
In attesa del Def di aprile del governo, finora l’ultimo dato ufficiale dell’esecutivo sul Pil risale alla nota di aggiornamento dello scorso settembre che fissava l’asticella della crescita all’1,6% sia per il 2016 che per il 2017. Ma anche la Commissione Ue ha già rivisto a febbraio leggermente al ribasso le stime di crescita dell’Italia: +1,4% (da +1,5%) nel 2016. E +1,3% (da +1,4%) nel 2017. Idem l’Ocse che a febbraio ha previsto una crescita all’1% nel 2016 per l’Italia, 0,4 punti percentuali in meno rispetto all’outlook di novembre. Confermata invece la stima di +1,4% per il 2017.
Ma torniamo al report di S&P. La ripresa in corso nella zona euro ha avuto un avvio lento a metà del 2014, e da allora ha ripreso slancio. Una ripresa sostenuta da un solo motore, quello dei consumi. Domanda interna, che rappresenta il 55% del Pil della regione, e che ha pesato per una grossa quota, pari al 72% della crescita economica, dal 2014. Per di più, questa ripresa dei consumi è a “macchia di lepoardo” nei vari Paesi: nel quarto trimestre del 2015, «la spesa dei consumatori era ancora 4,8% al di sotto della media del 2008 in Italia e al di sotto del 6,7% in Spagna, mentre era in crescita del 7,2% in Germania».
Una ripresa che si basa principalmente su un solo motore è per «definizione sospetta», ammettono gli economisti guidati da Jean-Michel Six, capo economista per l’Europa, Medio Oriente e Nord Africa di Standard&Poor’s: si potrebbe manifestare all’orizzonte rapidamente una «battuta d’arresto», come è avvenuto nel ciclo precedente nel 2010-2011. Oppure, potrebbe essere un “fuoco di paglia”, causato semplicemente da un incremento una tantum di spese energetiche delle famiglie.

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