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S&P’s: nessun disegno politico sui rating

di Vincenzo Del Giudice

A distanza di nemmeno tre giorni lavorativi, Standard and Poor's è tornata nel mirino di Michele Ruggiero, il sostituto procuratore della Repubblica di Trani che ieri, con un preavviso di 15 minuti, secondo il legale dell'agenzia, è tornato a perquisire la sede milanese dell'agenzia di rating, alla ricerca di nuovi documenti. Ma questa volta Standard and Poor's ha voluto puntualizzare la sua posizione con un lungo comunicato, emesso nel tardo pomeriggio, dopo le oltre due ore di perquisizione.
«S&P non ha, né aspira ad avere un monopolio sulle valutazioni del rischio di credito. Gli investitori dovrebbero prendere in considerazione, nelle loro scelte di investimento, molti altri fattori al di là del rating del credito, come in effetti fanno. Nonostante ciò, come il Fondo Monetario Internazionale e altri illustri osservatori hanno rilevato, i rating sul credito sovrano, in qualità di parametro di valutazione del merito di credito, hanno una performance storica molto solida».
Poi, l'affondo nei confronti delle indagini: «S&P non ha divulgato alcuna delle proprie recenti decisioni di rating sul debito sovrano dei Paesi europei prima della pubblicazione ufficiale del 13 gennaio. S&P – continua la nota – è soggetta alla disciplina dell'Unione Europea, ai sensi della quale l'azione di rating deve essere notificata agli emittenti con un preavviso di 12 ore. Durante le 12 ore vige un obbligo di assoluta riservatezza, a cui noi ci atteniamo in maniera molto rigorosa. Ugualmente è priva di fondamento l'affermazione che alcune delle informazioni fornite da S&P a supporto delle proprie decisioni sul rating siano inesatte, così come prive di fondamento sono le osservazioni che gli azionisti della società che controlla S&P abbiano accesso a dati, opinioni o analisi sul rating non ancora resi pubblici. Contrariamente ad alcune voci riportate sulla stampa italiana, il nostro comunicato del 13 gennaio (quello "incriminato" dalla magistratura pugliese, ndr) prende pienamente in considerazione le riforme adottate dal nuovo Governo. S&P guarda positivamente, da un punto di vista del merito creditizio, alle riforme strutturali ed economiche del nuovo Governo ed alla maggiore incisività della propria politica interna. Tuttavia, come abbiamo dichiarato nel nostro comunicato del 13 gennaio, riteniamo che tali miglioramenti siano negativamente controbilanciati dalle tensioni sistemiche che al momento colpiscono l'intera Eurozona e che, in base ai criteri di analisi da noi adottati, hanno un impatto significativo sul profilo di credito dell'Italia quale maggiore debitore dell'Eurozona. Tuttavia il rating dell'Italia, conclude S&P, «ancorchè abbassato, rimane saldamente nella categoria investment grade. Si osserva – conclude – che il Presidente del Consiglio Mario Monti, in un'intervista al Financial Times, pubblicata in data 17 gennaio, ha affermato di condividere la nostra analisi».
Con questa premessa, il sostituto pugliese, che invece è di tutt'altro avviso, lunedì prossimo interrogherà a Trani Maria Pierdicchi, responsabile di Standard and Poor's Italia. Lui, Ruggiero, ha già reso noto che tornerà negli uffici di S&P's. «Sì, penso proprio che torneremo», ha detto. In mattinata, e per ben due volte, si è recato anche nella vicina sede di Ficth. Tra le motivazioni delle verifiche investigative – hanno fatto sapere ambienti giudiziari – figurano anche i recenti giudizi della società di rating sull'Italia: il 18 gennaio il senior director di Fitch Alessandro Settepani affermò che a fine gennaio «due notch di downgrading sono una delle possibili opzioni» per quanto riguarda il rating dell'Italia. E così, adesso i giganti indagati sono tre.

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