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S&P’s mette sotto esame anche le banche


di Giovanni Stringa

LONDRA — Quattro giorni fa lo Stato, ieri le banche. Settore pubblico o privato, c’è sempre l’Italia al centro del secondo «giro di vite» di Standard &Poor’s in poco più di un weekend. La società di rating ha rivisto ieri al ribasso il giudizio sulle prospettive (outlook) di Mediobanca, Banca nazionale del lavoro, Findomestic e Intesa Sanpaolo e delle sue tre controllate Banca Imi, Biis e Cassa di risparmio di Bologna. Le prospettive passano così da «stabili» a «negative» , replicando la mossa di sabato scorso, quando il colosso del rating aveva ridimensionato l’outlook sul debito pubblico italiano. E non è tutto: il rating di queste banche -si legge nel documento pubblicato ieri da Standard &Poor’s -potrebbe essere abbassato nel caso di un «downgrade» del debito sovrano, a causa del «profilo di business prevalentemente domestico» degli istituti finanziari. Tra gli altri motivi chiamati in causa nella decisione di ieri c’è l’esposizione delle banche verso il debito pubblico nazionale. Intanto, però, tanto il giudizio sul debito pubblico di lungo periodo quanto quello sulle banche è stato confermato al livello precedente, in quasi tutti i casi «A+» . La mossa di S&P’s di ieri, infatti, ha riguardato sette banche -controllate incluse -con un giudizio uguale o superiore a quello della Repubblica italiana. Nel gruppo non c’è quindi Unicredit, che almeno per ora mantiene il rating A (un livello sotto A+) con prospettive stabili. Nel rapporto di S&P’s di ieri è invece citata la Cassa di risparmio di Parma, che a differenza di Intesa, Mediobanca, Findomestic e Bnl mantiene non solo il rating A+ma anche le prospettive stabili, complice l’appartenenza al gruppo francese Crédit Agricole (stesso giudizio). A cavarsela meglio della media è anche un’altra banca a controllo francese, la Bnl di Bnp Paribas, con il suo «AA-» pur con un outlook ridotto. Negli uffici di S&P’s, intanto, si sta lavorando a una proposta di revisione dei criteri per l'assegnazione dei rating alle istituzioni finanziarie. Ma non sono solo le prospettive delle banche a essere state ricalibrate ieri da S&P’s. La società di rating, sempre a seguito della mossa sul debito pubblico italiano, ha abbassato da stabile a negativo anche l’outlook di Cassa depositi e prestiti, Poste italiane, Terna e di 12 enti locali, dalla Provincia di Roma al Friuli Venezia-Giulia. Tornando alle banche, ma spostandoci in Gran Bretagna, un’altra società di rating -Moody’s -ha avvertito che potrebbe declassare i giudizi di 14 diversi istituti del Paese, tra i quali Lloyds e Royal Bank of Scotland, per la minore capacità dello Stato di aiutarli in caso di necessità. Mentre una promozione è arrivata da S&P’s per il Brasile: è stato alzato l’outlook a positivo da stabile, verso un potenziale upgrade della nazione sudamericana. Infine, ad aprire un nuovo fronte sono state ieri le Ferrovie dello Stato. L’amministratore delegato Mauro Moretti ha detto che le Ferrovie chiederanno presto il rating: «Dovremo farlo entro il 2012, magari nella prima metà».

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