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S&P’s condannata: rimborsi Parmalat

di Corinna De Cesare

MILANO — La questione sta tutta in una formula: BBB-/A3. Era il rating (onorevole) di cui godeva Parmalat fino a poco prima del crac. Standard &Poor’s declassò il titolo a cose ormai fatte, poco prima del dissesto del 2003. Un errore che a distanza di otto anni, costa oggi all’agenzia di rating 784 mila euro, oltre alla rifusione delle spese legali. È quanto ha stabilito il Tribunale di Milano, con una sentenza depositata il 1 luglio, in cui si accolgono «parzialmente» le richieste del gruppo di Collecchio, passato da poco nelle mani della francese Lactalis. Il Tribunale ha condannato The MCGraw -Hill Companies (Standard &Poor's) a restituire a Parmalat i corrispettivi percepiti per il rating «investment grade» costantemente attribuito al gruppo fino a poco prima del dissesto. Respinta invece la domanda di risarcimento del danno di oltre quattro miliardi avanzata da Parmalat contro S&P’s: «Il Tribunale ha respinto nella sua interezza la richiesta di risarcimento danni — ha commentato con una nota S&P’s —. In merito alle commissioni pagate a fronte del servizio di attribuzione del nostro rating, non siamo d’accordo con le conclusioni del Tribunale e ribadiamo che Parmalat ha ripetutamente fornito informazioni false e fuorvianti a Standard &Poor’s durante l’intero periodo in cui Standard &Poor’s ha emesso il suo rating» . Insomma l’agenzia di rating, continua a sentirsi «come molti altri analisti e autorità regolamentari che si sono occupati di Parmalat, vittima di una frode massiccia e sistematica fino ad oggi evidenziata da condanne penali di diversi ex-dirigenti della società» . Parmalat invece, si riserva di valutare il da farsi «quando saranno note le motivazioni della sentenza» . Quel che è certo è che il caso torna ad aprire in Italia il tema della responsabilità delle agenzie di rating e dei loro ritardi nel percepire i rischi. Accusa imputata in più occasioni non solo a Standard &Poor’s, ma anche ad altre agenzie, per cui si è parlato in passato spesse volte di un problema di conflitto di interessi. «In questo caso però — precisa Maurizio Bellacosa, professore di diritto penale alla Luiss— il Tribunale riconosce solo la restituzione della parcella sulle valutazioni espresse da Standard &Poor’s negli anni prima del crac. Ma non accoglie il risarcimento del danno. Bisogna attendere le motivazioni» . La sentenza del Tribunale di Milano è solo l’ultimo colpo sferrato in questi giorni alle agenzie di rating: la Consob ha preteso in settimana dai rappresentati di S&P’s chiarimenti riguardo ai commenti sulla manovra del governo, diffusi a mercati aperti e prima ancora della pubblicazione del testo definitivo. Moody's invece, incontrerà la Commissione venerdì, per fornire spiegazioni sul report con cui ha messo sotto osservazione il rating di 16 banche italiane.

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