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Sprofonda il rosso della bad bank spagnola Gli istituti soci pronti ad abbandonare la nave

Candidata per anni a diventare una delle best practice europee del credito, per la bad bank spagnola Sareb il lieto fine è a rischio. Visto lo stato dei conti e le prospettive sempre più incerte, le banche azioniste al 54% puntano ora ad abbandonare la nave che le ha salvate, mentre il Tesoro che è socio di maggioranza studia l’inevitabile riassetto.

Le grandi manovre, in corso da tempo, stanno accelerando. Lunedì il ministro del Tesoro spagnolo, Nadia Calvino, ha dichiarato che il Governo «ha attualmente allo studio quale possa essere la miglior strategia per i prossimi anni». Una strategia di cui potrebbe far parte, si diceva, anche una ristrutturazione a livello azionario. La conferma è arrivata in settimana da parte del ceo di Sabadell, Cesar Gonzalez-Bueno, che non ha negato l’interesse a uscire dalla partita disfacendosi del suo 6,6%: «Quello del riassetto è un processo in corso, di cui aspettiamo ancora i risultati», ha dichiarato. E c’è chi ha interessi ben più grossi dei suoi: il Santander, primo socio al 22,2%, o la Caixa, a seguire con il 12,2% in un azionariato che comprende con quote frazionali anche Generali (0,14%) e Reale Mutua (0,08%).

«Sareb è stato un elemento chiave per farci uscire dalla crisi del 2012 e il suo mandato è stato in gran parte soddisfatto», ha detto il ceo del Sabadell. Aggiungendo che «ci sono alcune questioni ancora pendenti». Forse facendo riferimento al nodo del capitale, visto che ancora a maggio si è resa necessaria la conversione in equity di un’altra tranche da 1,4 miliardi di debito subordinato.

L’ultima tappa di una strada iniziata nel 2012 e che lo scoppio della bolla immobiliare del mercato spagnolo aveva fatto subito intendere sarebbe stata in salita fin dall’inizio. Tuttavia, per anni la bad bank spagnola Sareb, parte integrante del pacchetto di interventi imposto dalla Troika a Madrid, è stata un’osservata speciale nel mercato europeo dei crediti deteriorati, visti i 50 miliardi di asset raccolti in cambio di bond con garanzia pubblica che in questi anni le banche hanno potuto usare come collaterale in Bce.

A quasi nove anni dalla fondazione, per Sareb si avvicina una possibile svolta. Effetto della mazzata, decisiva, imposta dalla pandemia che ha visto contrarre il Pil spagnolo del 10,8% e le prospettive di realizzo sui 31,8 miliardi di asset ancora in pancia alla bad bank. La questione, va da sé, è finanziaria ma anche politica, considerato che intorno a Sareb gravitano ancora 35 miliardi di bond che l’Ue ha recentemente imposto a Madrid di computare nel debito pubblico. «È stato uno strumento utile, che ha consentito al sistema bancario spagnolo di riottenere credibilità e di ristrutturarsi, accelerando la ripresa», ha dichiarato il vice presidente Bce Luis de Guindos. Che conosce bene la vicenda: nel 2012, da ministro del governo Rajoy, fu proprio lui a costruire la bad bank.

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