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Sprint sulle cause arretrate

di Giovanni Negri

Si stringono i tempi sulla giustizia civile. Mentre al ministero della Giustizia si prepara l'operazione di semplificazione dei tribunali (attraverso accorpamenti e soppressioni i risparmi dovrebbero aggirarsi sugli 80 milioni) entro il prossimo fine settimana i capi degli uffici giudiziari dovranno presentare i programmi di smaltimento dell'arretrato nel civile, ma anche nell'amministrativo e nel tributario.

L'obbligo al cui rispetto si stanno accingendo con qualche difficoltà, anche per la coincidenza con la fase estiva di chiusura degli uffici, i vari presidenti di tribunale, Tar e commissioni tributarie, è stato introdotto dalla manovra di luglio, nell'ambito di un pacchetto di misure indirizzato a migliorare l'efficienza del sistema giudiziario.

Pescando ora da altri disegni di legge del ministero ora da alcune delle best practices sperimentate in questi anni in diverse sedi giudiziarie, la ricetta presentata fa perno su alcuni cardini: i capi degli uffici dovranno definire entro il 31 gennaio, ma per il 2011 la scadenza è al 3 settembre, un piano che individui da una parte gli obiettivi di riduzione della durata dei procedimenti che si possono concretamente raggiungere nel corso dell'anno, dall'altro quelli di rendimento dell'ufficio tenuto conto dei carichi di lavoro. Cruciale la determinazione delle controversie pendenti la cui trattazione sarà giudicata prioritaria dal programma, tenuto conto della loro durata pregressa, del grado di giudizio e del valore.

I programmi, che rappresenteranno un elemento di valutazione per la conferma nell'incarico direttivo, andranno trasmessi ai consigli dell'ordine degli avvocati e al Csm. Sulla loro attuazione dovrà vigilare il capo stesso che ogni anno dovrà anche rendere conto del raggiungimento o meno degli obiettivi che erano stati individuati, ma in caso di mancato perseguimento andranno spiegate le ragioni.

Per provare a non fare restare nel libro dei sogni l'aspirazione a una riduzione dell'imponente stock, quasi 6 milioni, di cause arretrate, la manovra di luglio (articolo 37 del decreto legge n. 98 del 2011) fa ricorso a quanto si sta già sperimentando in alcuni tribunali, per esempio Milano e Torino, e cioè istituzionalizza la possibilità per i capi degli uffici di stipulare convenzioni sia con le università, sia con le scuole di specializzazione sia con gli ordini degli avvocati, per arrivare alla precisazione di un'intelaiatura di supporto all'attività del magistrato. Un embrione di ufficio del giudice, da realizzare su richiesta di quest'ultimo, cui spetterà anche il compito di stendere una relazione sulla formazione acquisita dal giovane giurista, quindi, da realizzare attraverso il ricorso a dottorandi, praticanti o iscritti alle scuole di specializzazione forense. Senza oneri naturalmente per le casse dello Stato.

Ma sul piatto della bilancia il decreto mette poi anche un pacchetto di incentivi indirizzati ai magistrati e al personale amministrativo, altra chiave di volta del sistema. In questo senso diventa determinante l'aumento generalizzato del contributo unificato che investe per la prima volta il processo tributario e, in parte, quello del lavoro. Un incremento di gettito che andrà a finanziare un fondo per interventi urgenti sul fronte della giustizia civile, amministrativa e tributaria.

Una parte di questo fondo sarà inoltre destinata a premiare quegli uffici che hanno ridotto l'arretrato di almeno il 10%, ma per il 2011 basterà il 5%, rispetto all'anno precedente. Andrà, cioè, a remunerare i magistrati, compresi quelli tributari nella parte variabile della retribuzione, e il personale amministrativo.

Un effetto importante nello smaltimento del contenzioso, che non potrà non avere effetti sulla riduzione dell'arretrato specie in alcuni tribunali, sarà però anche un'altra disposizione della manovra di luglio, quella che prevede la soccombenza automatica dell'Inps in tutte le cause in corso al 31 dicembre del 2010 per un valore inferiore a 500 euro.

Estinzione d'ufficio, quindi, per un nutrito numero di controversie "seriali" e di importo ridotto che sarà pronunciata per decreto dal giudice.

 

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