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«Sprint riforme per uscire dalla crisi»

di Carmine Fotina

ROMA
Riforme strutturali a partire dal lavoro, le infrastrutture, l'attrazione degli investimenti, la sfida al credit crunch anche mediante la riduzione dell'enorme debito della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, traccia le priorità per uscire da una «situazione di non crescita che dura da molto tempo». Il ministro interviene prima alla Camera, in un'audizione in commissione Bilancio, poi, nel pomeriggio, al congresso Ugl, dove spiegherà ulteriormente i concetti espressi in mattinata. Il fatto che l'Italia sia in «nel pieno di una seconda recessione», secondo il ministro, è un dato acquisito in virtù di ormai note stime negative formulate dalle principali fonti di studio, e «questo trend, se dobbiamo prendere per buone le previsioni, durerà tutto l'anno». Ma l'intenzione è quella di infondere ottimismo. Dalla crisi «veramente difficile» si può «vedere una via d'uscita» già nel corso dell'anno, dice Passera intervenendo all'evento Ugl, se si accelerano tutte le riforme e «si convincono i mercati ad investire in Italia». Di qui l'invito a «imprese, sindacati e governo» a «lavorare insieme». Se fino a ora «non abbiamo portato a casa risultati in termini di posti di lavoro, è perché non siamo stati coraggiosi». E proprio il lavoro e l'attrazione di investimenti esteri attraverso regole più "fair" sono la preoccupazione numero uno, un tema affrontato da Passera anche in un incontro avuto ieri con la vicepresidente della Commissione Ue Viviane Reding.
Tra le emergenze c'è il credit crunch, aggravato dal non pagato alle imprese, che tra crediti pubblici e privati raggiunge i 100 miliardi. L'obiettivo potrebbe essere, per i prossimi mesi, «rimettere in moto almeno una metà dello scaduto», che ammonta a 100 miliardi di cui circa 60 di fonte pubblica e 40 privati (si veda anche l'articolo a pagina 3). Per i pagamenti futuri, si prospetta l'adozione della direttiva Ue in una forma forse più soft, che non impatti eccessivamente sull'indebitamento e non generi nuovi rilievi della Ragioneria dello Stato. «Magari non saranno 30 giorni» per onorare i pagamenti, «ma quand'anche fossero 90, sarebbe un miglioramento clamoroso». Il ministro ricorda le altre leve per la crescita, a partire dalle infrastrutture – per «vedere nel corso dei prossimi 12 mesi un ammontare complessivo tra 40 e 50 miliardi di lavori indirizzati e il più possibile avviati» –, e dalle semplificazioni, sulle quali «ogni due-tre mesi» ci sarà un nuovo pacchetto. È però sulla politica industriale che salgono le attese delle imprese. Le prossime mosse portano alla riforma degli incentivi e al riassetto sulle frequenze e sulla rete gas. Sulla tv, Passera conferma che intorno al 20 aprile dal governo arriverà la proposta per l'assegnazione a titolo oneroso delle frequenze. Sullo scorporo della rete gas da Eni, il rischio che Snam possa essere venduta a stranieri, «con il meccanismo che abbiamo in mente, è abbastanza gestibile, cioè evitabile». Preoccupazioni maggiori possono arrivare dalla golden share. «È chiaro che nel regolare la golden share c'è un'area di ansietà, perché non dobbiamo rischiare di perdere aziende importanti e strategiche per il Paese». Ed Enzo Moavero, ministro per gli Affari europei, è ancora più diretto: «Pensiamo che ci sia ancora un'asimmetria a livello europeo sulle normative relative alle liberalizzazioni e alla golden share».

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