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Sprint per la ricerca da bonus e patent box

«Bonus ricerca» operativo, patent box in dirittura d’arrivo e germogli di ripresa: un mix di ingredienti che renderà più favorevole l’habitat per gli investimenti in Ricerca & sviluppo delle imprese nei prossimi cinque anni. Ne è convinta l’Airi, Associazione italiana per la ricerca industriale. «Ci attendiamo – spiega il presidente Renato Ugo – una crescita della spesa in innovazione delle imprese tra il 5 e il 7% da qui al 2019 (ultimo anno di validità del «bonus») per arrivare intorno ai 12 miliardi».
Non si tratterà di un vero e proprio risveglio, perché a dispetto dei luoghi comuni, dati alla mano si scopre che anche negli anni bui della crisi gli investimenti delle aziende hanno tenuto. Anzi, nel 2014 si è registrato persino un timido incremento della spesa in innovazione e delle richieste di brevetto, all’Ufficio italiano e a livello europeo. Nel 2008 le aziende hanno infatti destinato 10,17 miliardi alla R&S, nel 2013 si è invece passati a 10,9 e lo scorso anno è stata superata quota 11 miliardi, vale a dire il 54% del valore totale della spesa. Un’avanzata significativa, ma ancora distante dalla performance di altri Paesi, concorrenti agguerriti sui mercati internazionali. Basti pensare che in Germania la spesa delle imprese in innovazione vale il 68% del totale, negli Usa sfiora il 70% e in Giappone ben il 77 per cento. «Il dato italiano – spiega però Ugo – è probabilmente sottostimato, perché non tiene conto della cosiddetta innovazione sommersa, effettuata dalle imprese più piccole che non vengono rilevate dalle statistiche, ma la distanza è comunque ampia». Un altro indizio che conferma l’inversione di tendenza italiana è anche l’aumento del 25% del numero di addetti dedicati, che oggi hanno oltrepassato le 133mila unità, di cui circa 50mila ricercatori.
Il sostegno pubblico ha invece registrato un trend in diminuzione. La spesa dello Stato, secondo le stime dell’Airi, è infatti passata dai 9,9 miliardi del 2008 agli 8,5 miliardi nel 2014: un dato che ci colloca all’ultimo posto tra i big mondiali. Berlino ha invece seguito la direzione opposta, passando da 19,7 a 25,7 miliardi.
Nel 2014, inoltre, le aziende italiane si sono dimostrate più propense a registrare le proprie invenzioni industriali. Nel primo semestre le registrazioni all’Ufficio italiano marchi e brevetti sono aumentate del 4,8% rispetto ai primi sei mesi del 2008. Segnali incoraggianti anche dalle domande italiane di brevetto all’Epo, l’Ufficio europeo di Monaco di Baviera, che lo scorso anno sono cresciute dello 0,5% rispetto al 2013. Qualcosa si muove, ma il livello raggiunto è ancora lontano da quello del 2008. In aumento anche le richieste di protezione al Wipo, l’organizzazione mondiale della proprietà intellettuale, che hanno segnato +1,3% nel 2013 (l’ultimo dato disponibile) rispetto all’anno precedente e un rialzo del 2,3% a confronto con il 2008.
È questo lo scenario in cui prenderanno le mosse il credito d’imposta e il patent box (si veda l’articolo in basso). Per il primo è già stato firmato il decreto attuativo, il secondo – assicurano dal Tesoro – verrà invece finalizzato nei prossimi giorni. Secondo Ugo, i due strumenti «rappresentano un riconoscimento del rischio dell’innovazione da parte dello Stato che contribuirà a dare slancio agli investimenti». Il presidente dell’Airi si aspetta «un forte interesse da parte delle imprese, soprattutto quelle di informatica, digitale e meccanica». Il carattere incrementale del «bonus ricerca», che non si applicherà su tutta la spesa in R&S, ma solo su quella in aumento rispetto alla media degli ultimi tre anni, «può rappresentare un fattore di criticità, perché renderà il sostegno limitato, ma si tratta comunque di un primo segnale incoraggiante. Ora – conclude – occorre mettere in campo una politica industriale per recuperare competitività».

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