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Sprint delle Pmi per aggregarsi

«Entro fine anno verrà raggiunto il traguardo delle 2.500 reti di impresa con oltre 100mila addetti». A fare questa previsione è Aldo Bonomi, presidente di RetImpresa-Confindustria. Un traguardo che il presidente sente vicino, praticamente a portata di mano considerando che all’inizio di settembre, secondo gli ultimi dati di Infocamere, si è arrivati a 2.348 contratti a cui partecipano ben 11.879 imprese.
C’è un dato che in particolare conforta Bonomi: è il trend con cui aumentano i contratti. Negli ultimi dodici mesi, dal settembre 2014 allo stesso mese del 2015, hanno visto la luce 620 reti, con una decisa accelerazione negli ultimi sei mesi. Domani all’Expo sarà il suo intervento a concludere i lavori della «IV giornata nazionale delle reti d’impresa». L’appuntamento è organizzato da RetImpresa e nel corso dell’evento verranno presentate le novità delle aziende che hanno firmato il contratto, oltre alle testimonianze di imprenditori ed esperti.
Sono soprattutto le realtà del manifatturiero, con una quota del 29%, a prediligere questa forma d’aggregazione. Seguono le attività professionali, scientifiche e tecniche, le imprese dell’edilizia e del commercio. C’è poi la filiera del food che precede diverse attività legate ai servizi. Circa i due terzi delle imprese aderenti a una rete sono società di capitale e il 27%, quasi 3.200 Pmi, ha sede nel Nord-Ovest.
Ora a volere fare network non sono solo le Pmi ma anche grandi aziende come per esempio Divella, produttore di pasta e biscotti con un giro d’affari di 350 milioni nel 2014, che insieme a un gruppo di medie imprese dell’agroalimentare pugliese vuole fare una rete dedicata all’export di pasta, vino, olio, ortofrutta e carni.
Del resto le esportazioni non sono solo uno scudo anticrisi, ma una via per cercare nuovi mercati per compensare quella domanda interna che ancora si stenta a rivedere. Qui un ruolo chiave è destinato a giocarlo il temporary export manager (Tem) che studia, progetta e gestisce i programmi d’espansione sui mercati esteri. Una figura a portata di piccole e micro imprese in rete: il Mise prevede infatti che per raggiungere la soglia dei 500mila euro di ricavi si può sommare il fatturato delle aziende del network. Diventa così più facile ottenere il voucher a fondo perduto di 10mila euro per coprire i costi per i servizi di questo manager.
Una misura che invece viene chiesta con decisione dal presidente di RetImpresa (si veda l’intervista in pagina) è il ripristino dell’agevolazione fiscale che detassa una quota di utili reinvestiti per raggiungere gli obiettivi del programma di rete. Un provvedimento che di fatto ha stimolato la forza d’aggregazione e gli investimenti funzionali delle Pmi. Dunque aziende più competitive che, in media, sono state in grado di resistere un po’ meglio alla crisi grazie alle performance economico-reddituali leggermente superiori.
In queste condizioni i livelli occupazionali sono stati salvaguardati. Così per il futuro ora si apre l’opportunità del welfare interaziendale. Infatti Retimpresa, grazie a un accordo siglato con il broker assicurativo Willis, propone un servizio ad hoc per tutte le aziende che fanno rete.
Non solo potranno attivare un paniere di benefit ritagliati su misura delle necessità dei dipendentisemplicemente accedendo a una piattaforma online, ma grazie alle economie di scala rese possibili dal modello “in rete” otterranno migliori condizioni economiche. L’associazione stima una riduzione dei costi di circa il 30% rispetto a quelli di mercato. A fare da apripista al progetto sono le aziende del Gruppo Rubinetterie Bresciane (Bonomi Group) i cui dipendenti potranno sperimenteranno in prima persona un altro vantaggio dell’appartenere a una realtà “in rete”.

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