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Sprint delle Borse, volano le banche

Le Borse, si sa, vivono di prospettive. Ieri se ne è avuta l’ulteriore prova. I listini infatti, anche e soprattutto per le aspettative sul positivo esito del “Fiscal cliff” statunitense, hanno viaggiato al rialzo. In particolare, l’onda lunga delle parole del presidente Barack Obama ha spinto all’insù i mercati europei.
Poi, però, è bastato che lo speaker repubblicano della Camera Usa, John Boehner, si dicesse «deluso» sulle trattative con la Casa Bianca per far perdere lo slancio ai mercati. Cioè, le prospettive si sono “raffreddate”. Così, dopo un un avvio in forte crescita, Wall Street è salita sull’ottovolante. È andata un po’ su e un po’ giù. Alla fine, comunque, è riuscita a chiudere in nero: l’S&P500 ha guadagnato lo 0,43%.
Più univoco, inevitabilmente, è stato l’andamento nel Vecchio continente: qui i principali listini, impossibilitati a deprimersi con le parole di Boehner (arrivate nel tardo pomeriggio), sono cresciute per l’intera giornata. Piazza Affari, la migliore, è salita del 2,7%. Bene anche Madrid (+1,65) e Parigi (+1,4%). Più debole, invece, Francoforte (+0,79%).
Al di là delle singole performance, è comunque indubbio che nell’Ue la fiducia, per l’appunto, sull’accordo per evitare il “precipizio fiscale” ha dato gas alle Borse. Un rimbalzo, però, cui hanno ovviamente contribuito altri elementi. Quali? È presto detto. In primis, il positivo esito dell’asta sui titoli di Stato italiani. Il Tesoro ha emesso complessivamente 6 miliardi di BTp a 5 e 10 anni. I rendimenti sono risultati entrambi in calo (4,45% per il decennale): il livello più basso degli ultimi due anni. Ebbene, a fronte di una simile discesa, nella classica correlazione inversa ben nota a Piazza Affari, il Ftse mib (tra volumi superiori del 63% rispetto agli ultimi 10 giorni) è balzato all’insù, trainato dal settore bancario (+4,66%). Molti investitori evidentemente, consapevoli che le banche italiane sono imbottite di BTp, hanno deciso di acquistare le azioni degli istituti di credito. Il calo del rendimento, infatti, coincide con l’incremento dei prezzi dei bond e, quindi, col potenziale miglioramento dei conti delle società. A fronte di questa spiegazione, però, c’è chi ne preferisce una più “tecnica”. «Non bisogna dimenticare – ricorda Luca Barillaro – che siamo in chiusura di esercizio. Gli istituzionali mettono ordine ai loro portafogli. Quindi, i movimenti che vediamo sono spesso conseguenza di questo fattore. E non solo». Vale a dire? «In realtà ieri, nonostante il prezzo del BTp decennale, sul secondario, sia sceso da metà mattinata in poi, Piazza Affari ha proseguito al rialzo». Il segnale inequivocabile che molti «hanno acquistato i titoli bancari per chiudere le posizioni di short selling» ed evitare, così, possibili minusvalenze. Anche perchè, i rumors sull’approssimarsi del buyback del debito di Atene e sugli aiuti europei alle banche spagnole potrebbero innescare un (breve) rally.
Già, il rally. Quello messo a segno ieri, in realtà solo un rimbalzo, ha avuto anche motivazioni fondamentali. Cioè, hanno influito market mover macroeconomici. Dapprima, ci sono stati alcuni dati europei. Il tasso di disoccupazione tedesco in novembre, per esempio, si è stabilizzato al 6,9%. Certo, si tratta di un valore in crescita ma, almeno fin qui, al di sotto delle attese. Ben più positivo, invece, il numero sulla fiducia della Commissione Ue. Questa, infatti, è salita nel mese scorso a 85,7 rispetto all’84,3 di ottobre.
Dopo i dati europei, però, il testimone della macroeconomia è passato a Washington. Qui è stata resa nota la seconda lettura sul Pil Usa del terzo trimestre 2012. Ebbene, il Prodotto interno lordo è salito del 2,7%. Cioè, in rialzo dello 0,7% rispetto alla prima stima pubblicata in ottobre. Gli analisti, a dire il vero, avevano messo in conto un progresso del 2,8%. E, tuttavia, le Borse non hanno disdegnato il miglioramento.
Insomma, fino alle parole di Boehner il mercato ha optato per il “risk on”. In particolare, gli algoritmi dei trader automatici (che gestiscono oltre il 70% dei volumi negli Usa) hanno dato l’imput all’acquisto. I modelli matematici, però, recepito il cambio di umore sul “fiscal cliff” hanno cambiato strategia. E sono arrivate le vendite. Quest’ultime, raggiunti determinati supporti, sono state di nuovo sostituite con gli acquisti. Alla fine, è scaturito il saliscendi di Wall Street che, nell’era della tecnofinanza, non deve stupire.

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