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Sprint delle Borse su Atene e piano-debito

di Vittorio Carlino

L'euforia è il contraltare della depressione. E nell'attuale fase d'incertezza delle Borse è facile passare da uno stato d'animo all'altro. Ieri, aggrappandosi alle attese di una politica che accelera sul fronte del Fondo salva-stati e del caso-Grecia, la liquidità è tornata (per la seconda giornata) a cercare remunerazione nell'equity. In Europa la piazza migliore è stata Parigi (+5,74%), seguita da Francoforte (+5,29%), Milano (+4,9%), Madrid (+4,03%) e Londra (+4,02%). La maglia rosa indossata dalla Ville Lumière non è un caso. Le banche francesi, tra le più esposte verso il debito di Atene (circa 30 miliardi di euro), hanno rimbalzato sul più classico degli effetti-notizia. Quale? Il «news flow» arrivato dalla Germania: il cancelliere Angela Merkel, insieme a sindacati e confindustria tedesca, hanno ribadito il loro sostegno agli sforzi del governo Papandreu. Un appello interpretato dai mercati come la volontà, da un lato, di non voler abbandonare la Grecia al suo destino; dall'altro, di non optare come prima scelta per il suo default (seppure pilotato). Con il che, gli istituti di credito transalpini (l'indice europeo di settore è salito del 6,5%) sono cresciuti: Société Générale è balzata del 16,8%, Bnp Paribas del 14,1 e Crédit Agricole del 13,1 per cento. Il rally, ovviamente, ha coinvolto un po' tutte le banche del Vecchio continente: le tedesche Deutsche Bank e Commerzbank hanno guadagnato, rispettivamente, il 12,6 e il 12,5 per cento; bene anche le italiane con Intesa che è salita del 5,7 e UniCredit del 6,8 per cento. In quest'ultimo caso, però, hanno giocato un ruolo positivo altri due aspetti. In primis, la riduzione dello spread tra il BTp e il Bund: il differenziale è sceso al 3,65%, con il corrispondente rialzo delle quotazioni dei titoli italiani. E, poi, c'è stato il buon esito delle aste di BoT e Bonos spagnoli.

Al di là degli aspetti «tecnici» sul fronte creditizio, è indubbia la voglia dei listini di lasciarsi lusingare dalle promesse «fantasiose», rimbalzate nel week end, di un fondo anti-crisi sul debito Ue da 3mila miliardi; oppure da quelle, più concrete, dell'accelerazione (domani è atteso il voto dei parlamenti tedeschi e austriaco) sull'ampliamento delle competenze dell'Efsf. Un desiderio di rischio («risk on») che, tuttavia, non ha convinto gli operatori il cui mantra ieri era uno solo: prudenza. «Si tratta – commenta Sergio Pigoli, vecchio lupo di Piazza Affari – di un rimbalzo tecnico: difficile dire se proseguirà, o meno. Le Borse si trovano in una situazione di ipervenduto. Molti istituzionali, che erano corti sull'equity, si sono ricoperti. Altri, che magari erano invece sottopesati, hanno deciso di esporsi un po'».

Già, esporsi un po'. Che la liquidità sia tornata, almeno per il momento, sugli asset a rischio ha trovato conferma anche nell'andamento del dollaro. È noto che, quando la divisa Usa scende (il cross euro–dollaro si è assestato a quota 1,3581) l'S&P500 sale. Così è accaduto ieri, in maniera netta. Almeno fino all'ultima ora di scambi: l'indice delle 500 società più capitalizzate di Wall Street, infatti, è arrivato a guadagnare oltre il 2 per cento. Poi, però, ha rallentato sul finale, chiudendo in crescita dell'1,07 per cento.

Durante la giornata gli operatori avevano accolto con una certa indifferenza il dato sull'asfittico settore immobiliare statunitense: secondo l'indice Case-Shiller, il prezzo medio delle abitazioni monofamiliari, in agosto, ha segnato una variazione mensile nulla, con un tendenziale in calo del 4,1 per cento. Analogamente non c'era stato un grande sussulto nella «Strada del Muro», dopo la pubblicazione della fiducia dei consumatori elaborato dal Conference Board. Il market-mover, a settembre, ha evidenziato sì un recupero a 45,4 dal 45,2 di agosto. Tuttavia il dato è risultato inferiore alle attese, che indicavano il livello di 46.

«Gli occhi degli investitori -ricorda Stefano Benzi, gestore Usa di Banca Akros -, oltre all'Europa, sono indirizzati alle trimestrali delle società. Su questo fronte, seppure alcune aziende con l'esercizio fiscale "sfasato" abbiano già confermato i loro outlook, c'è una certa preoccupazione per le stime di fine anno». Se la congiuntura resta quella attuale, infatti, saranno possibili diverse revisioni. E non certo al rialzo.

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