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Sprint delle Borse, spread in frenata

Sull’ottovolante dei mercati le Borse tornano a salire e i rendimenti dei titoli di Stato a scendere. E lo fanno con una decisione mai vista, almeno per i listini azionari europei, negli ultimi quattro mesi e mezzo: Piazza Affari ha recuperato ieri il 3,68%, Parigi, Francoforte e Madrid hanno messo assieme guadagni superiori ai due punti percentuali e anche l’indice continentale EuroStoxx 50 è avanzato del 2,86%. Per trovare variazioni simili in una sola seduta occorre tornare allo scorso 30 novembre: altri tempi, altre pressioni sui mercati.
Allora l’intervento congiunto delle Banche centrali per abbassare il costo di finanziamento in dollari per gli istituti di credito fu preso come una sorta di pretesto per tornare con decisione agli acquisti dopo uno dei mesi più tesi che si ricordino, e fu anche il segnale che qualcosa nel meccanismo inceppato dei mercati stava iniziando di nuovo a funzionare. Ieri, a ben vedere, di spunti tali da propiziare una sorta di resurrezione per le Borse e per i bond periferici non è che se ne siano presentati molti.
C’è stato, è vero, l’esito favorevole dell’asta dei titoli di Stato spagnoli (di cui si parla in modo più approfondito nell’articolo a fianco). Madrid, l’osservata speciale di queste settimane all’interno dell’Eurozona, è riuscita ad attirare una forte domanda e a piazzare un quantitativo superiore al previsto (3,2 miliardi di euro) di bond a 12 e 18 mesi. Ed è proprio questo il punto che in fondo fanno notare analisti e trader: finché le emissioni sono a breve scadenza, entro il limite dei 3 anni fissato indirettamente dalla gittata dell’asta di rifinanziamento a lungo termine (Ltro) della Banca centrale europea, il successo non è particolarmente in discussione, perché sono gli stessi istituti di credito che possono utilizzare il denaro messo a disposizione da Francoforte per fare incetta di titoli.
I problemi, semmai, riguardano le aste di obbligazioni di Stato a media-lunga scadenza, perché è su queste che si misura la «reale» volontà di acquisto degli investitori e la fiducia che si ripone nel Paese. Ieri, a questo proposito, i pessimisti tenevano a ricordare come anche la scorsa settimana fosse andato in scena un rimbalzo generale nel giorno dell’asta dei BoT, un recupero che era però poi svanito qualche seduta dopo quando invece il collocamento aveva riguardato i BTp. E un test simile non mancherà neppure questa settimana, perché domani andranno in asta «Bonos» a 10 anni e lì si misurerà la solidità del rialzo.
Nel frattempo i titoli sotto tensione hanno ripreso fiato: il rendimento del BTp decennale è sceso ieri al 5,48%, riportando il differenziale nei confronti del Bund a 372 punti base, e anche il pari scadenza spagnolo è tornato sotto la soglia del 6% (5,90% per la precisione) riducendo lo spread nei confronti della Germania a 414. Del clima favorevole ha approfittato anche l’Unione europea, che ha piazzato con successo sul mercato un bond (il terzo quest’anno) da 1,8 miliardi con scadenza 2038 (e rendimento 3,428%) destinato a finanziare il pacchetto di aiuti a vantaggio del Portogallo.
Il tutto in una giornata in cui le potenziali buone notizie hanno riguardato soprattutto gli altri: l’economia globale per esempio (ma non l’Europa), che secondo il Fondo monetario internazionale crescerà più delle attese (3,5% anziché il 3,3% pronosticato a gennaio) nel corso del 2012 e anche l’anno successivo (4,1%); la Germania, dove a dar retta all’indicatore Zew (salito inaspettatamente in aprile fino a toccare i massimi dal giugno 2010) investitori e analisti pronosticano una ripresa delle attività nei prossimi mesi.
Per Italia e Spagna, invece, la crescita economica resta secondo l’Fmi ancora un miraggio nel 2012 e probabilmente anche l’anno successivo. Per di più, parlando del nostro Paese, gli esperti del Fondo hanno anche messo in serio dubbio il raggiungimento del pareggio di bilancio (che non avverrà non prima del 2017 anziché nel 2013), l’obiettivo cioè sul quale ci si gioca più di ogni altro la credibilità e la fiducia sui mercati. In altre giornate un’indicazione del genere non sarebbe passata probabilmente inosservata, ma ieri gli investitori erano evidentemente refrattari a ogni sorta di notizia negativa, forse anche nell’attesa di nuove mosse straordinarie da parte della Bce di cui si parla nell’articolo a fianco.
In serata anche Wall Street si univa alla marcia registrando un rialzo dell’1,55% (+1,82% per il Nasdaq) senza che per la verità dai dati macro diffusi (produzione industriale e settore immobiliare) né dalle trimestrali societarie trasparissero indicazioni particolarmente favorevoli. Per l’Fmi, però, gli Stati Uniti cresceranno a un ritmo superiore al 2% già nel 2012, ed è questo che conta per gli investitori.

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