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Sprint dei fondi Ue, spesa al 70,7%

C’è stata un’accelerazione della certificazione della spesa di fondi strutturali Ue 2007-2013 nell’ultima parte del 2014: la spesa annuale è cresciuta a 7,9 miliardi, quella complessiva da inizio programmazione è salita a 33 miliardi, pari al 70,7% del totale, ponendosi di 1,9 miliardi al di sopra del target europeo di fine anno.
Restano ora 13,6 miliardi da spendere entro la fine del 2015 per completare il ciclo della vecchia programmazione ed evitare la perdita di fondi. L’obiettivo di uscire indenne dai tagli di Bruxelles è praticamente riuscito nel 2014: solo tre programmi su 52 hanno registrato performance inferiori al target Ue, il disimpegno è stato pari a 51,4 milioni, pari allo 0,11% del totale delle risorse programmate. Palazzo Chigi canta vittoria, anche se il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ringrazia «il lavoro di tutti».
Renzi e Delrio rivendicano soprattutto il merito di avere introdotto novità nel metodo di lavoro. «L’obiettivo – afferma la nota di Palazzo Chigi – è stato raggiunto grazie alle misure specifiche messe in atto e ad un’azione congiunta che ha visto le regioni con maggiori criticità, Calabria, Campania e Sicilia, molto impegnate e supportate dalle tre task force specificamente dedicate all’attuazione dei programmi operativi».
Nelle cinque regioni convergenza (Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia) la spesa ha raggiunto il 67,3% mentre nelle regioni competitività, quindi il centro-nord, il tasso di spesa ha raggiunto il 77,9%».
Fra i tre programmi che non hanno raggiunto il target e dovrebbero quindi subire il disimpegno di fondi, c’è anzitutto il Pon Reti che finanzia le grandi infrastrutture. Il danno è limitato a 23,7 milioni e certamente il programma ha beneficiato del trasferimento al Piano azione coesione (Pac), negli ultimi tre anni, dei grandi lavori infrastrutturali come la Napoli-Bari.
Anche il Pon Attrattori culturali subirà una penalizzazione molto centenuta pari a 4,3 milioni di euro: si tratta di un programma, gestito dal ministero dei Beni culturali in stretta collaborazione con le Regioni, che è stato fortemente in ritardo, con percentuali ben più elevate, nel corso dell’intera programmazione. Il finanziamento del «progetto Pompei» con questi fondi ha consentito una forte accelerazione soprattutto grazie al monitoraggio costante effettuato sulla spesa e sul piano delle gare e degli appalti. C’è infine il programma del Fondo sociale della provincia autonoma di Bolzano che dovrebbe subire una decurtazione di 23,4 milioni per un ritardo nella procedura di certificazione della spesa.
Gli altri 49 programmi superano tutti i target fissati da Bruxelles.
Il 2015 non sarà comunque un anno facile, soprattutto per le grandi regioni del Sud. Hanno superato l’obiettivo di fine 2014 anche perché l’asticella per quest’anno non era altissima (grazie alla possibilità data dalla Ue di rinviare all’ultimo anno la contabilizzazione della spesa per i grandi progetti infrastrutturali). Ma a fine 2015 bisogna completare il fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) che presenta percentuali di spesa che fanno tremare: la Campania deve ancora spendere 2.025,7 milioni pari al 44,3% dell’intero programma, la Sicilia 1.895,1 milioni pari al 43,5%, la Calabria 806,3 milioni pari al 40,3% del totale programmato. Se si sommano anche le risorse del Fondo sociale, le tre regioni dovranno in tutto spendere 5,5 miliardi.
Anche per il programma nazionale Reti resta da recuperare molto terreno con una somma da spendere di 896,7 milioni (pari al 49,6%). Target alti anche per il programma nazionale Ricerca con 976 milioni da spendere.

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