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Spread: tredici punti tra Italia e Spagna

Tengono gli spread, tengono i rendimenti dei titoli di Stato italiani alla vigilia di una due giorni di aste con cui il Tesoro collocherà 15 miliardi di euro tra BoT e BTp. Il downgrade di Fitch di venerdì scorso, comunicato a Borse chiuse, era già stato assorbito dal BTp future che aveva pagato subito, lasciando sul parterre 20 tick, creando le premesse di una seduta di fuoco. Recessione e instabilità sono state le ragioni del declassamento. In apertura i rendimenti dei BTp decennali erano saliti di 8 punti, portandosi al 4,67%, con lo spread sui Bund tedeschi in area 320 punti, il massimo della seduta. Poi l’inversione. Senza alcuna notizia politica emersa durante la giornata, senza le prospettive di un governo a breve e con nuove elezioni all’orizzonte, a fine giornata lo spread è comunque sceso fino a 311, appena tre centesimi in più rispetto a venerdì, con il rendimento a 4,628 per cento.
Settimana di aste
La seduta di ieri ha creato le premesse per l’avvio dei collocamenti di titoli pubblici oggi e domani. Questa mattina in calendario c’è l’asta dei BoT a 1 anno per 7,750 miliardi di euro e domani quella di BTp e CcT per 7,25 miliardi: per entrambe le previsioni sono di rendimenti in rialzo rispetto al collocamento precedente e una tenuta della domanda. Le prime indicazioni sul grey market segnalano un rendimento dell’1,3% per il BoT, stabile rispetto alle quotazioni del secondario. Secondo gli operatori, un ulteriore rialzo non mette a rischio la soglia dell’1,45% che il BoT ha segnato a fine 2012: rispetto all’asta di febbraio, il rialzo sarebbe compreso tra i 30 e il 40 punti dal momento che il mese scorso il rendimento del BoT annuale si era attestato in asta all’1,094 per cento.
Sul BTp triennale (tra 2,5 miliardi e 3,5 miliardi) le attese degli operatori sono per un tasso lordo sui livelli di fine 2012 (2,5%), mentre per il BTp a 15 anni (offerto in seconda tranche tra 1,5 e 2 miliardi di euro) l’indicazione è per una quotazione vicina ai livelli del secondario, con possibili scatti al ribasso dovuti alle qualità del titolo, già molto ricercato e caro in termini prezzo. Oltre ai BTp, in asta ci sono tra 1 miliardo e 1,75 miliardi di CcT.
Cala il divario con la Spagna
Se lo spread con la Germania ha tenuto, quello con la Spagna ha registrato oscillazioni al punto che il divario si è ridotto a 13 centesimi (324 centesimi contro 311 centesimi), un soffio rispetto agli 80 di inizio anno. «Gli investitori alla disperata ricerca di rendimenti, si stanno concentrando sui paesi dell’Europa periferica perché i tassi sono ancora interessanti, ma in questa fase la Spagna è preferita all’Italia», spiega un operatore. La prova è che a febbraio, nel mese elettorale, dall’Italia sono usciti circa 28 miliardi di euro di capitali. Nello stesso periodo, in Spagna, sono entrati (o comunque si sono ridotte le uscite) 12,2 miliardi di euro. Questo vuol dire che in termini relativi l’Italia è diventata più rischiosa della Spagna.
E mentre Fitch prevede per l’Italia un’ulteriore contrazione dell’economia italiana dell’1,8% nel 2013, portando indietro le lancette dell’orologio di undici anni (in termini di Pil reale, l’economia italiana oggi è ai livelli del 2000), un’altra bocciatura alle politiche di austerità è arrivata dal Portogallo: brusca frenata del Pil nel 2012 a -3,2%, il dato peggiore dal 1975 e la disoccupazione al 17,6%, mentre il governo stima per il 2013 un ulteriore calo. Il Portogallo sta portando avanti un pesante piano di austerità per ridurre il debito, in cambio dei 78 miliardi di aiuti internazionali ricevuti a maggio 2011.
La tenuta del mercato
Nonostante Grillo, nonostante Fitch il mercato italiano non dà segni di sbandamento: ieri Piazza Affari ha archiviato la seduta con un ribasso dell’indice Ftse Mib dello 0,69%, ma il barometro del listino milanese è rimasto comunque sopra la soglia psicologica dei 16mila punti, «solo una correzione tecnica dopo il rally della scorsa settimana, l’abbondante liquidità è comunque destinata a sostenere il mercato», ha spiegato un trader.
Nessun panic selling, dunque. Gli operatori si sono convinti che anche senza governo, il processo di risanamento dei conti pubblici può ormai contare sul “pilota automatico” innestato dal governo Monti. Secondo Hedge Invest, società di gestione di fondi alternativi, il mercato oggi è meno emotivo: gli operatori hanno capito che non conviene vendere in situazioni di panico perché negli ultimi 2-3 anni, di fronte a situazioni difficili, una soluzione è sempre stata trovata, vedi il caso della Grecia, penalizzando chi era uscito nelle fasi ribassiste. Una tendenza che si deve sostanzialmente all’impostazione del presidente della Bce che nel luglio scorso ha espresso con chiarezza la volontà di difendere l’euro con qualsiasi mezzo, rimanendo quindi vigile e pronto ad intervenire.
I rendimenti prima di tutto
In questo contesto la Germania continua a fare la parte del leone. Mentre il Bund decennale viaggia sui livelli dell’1,5%, ieri il collocamento di bond Pfandbrief a 7 anni per 500 milioni di euro ha raccolto una domanda di oltre 600 milioni, strappando uno spread a 25 punti base sopra il midswap e un coupon dell’1,5 per cento. Rendimenti ancora bassi che si aggiungono all’asset class obbligazionaria che quest’anno è destinata a produrre la metà di quanto reso nel 2012: il 27,4% per i bond high yield Europa e il 13% per l’Investment grade, secondo gli indici Bank of America. La conferma viene da Matteo Astolfi, country head di M&G Investments Italia: «Nel 2013 il mercato obbligazionario non tornerà sui livelli dello scorso anno. Questo non impedisce di ricercare rendimenti in questa asset class, più nel debito privato che in quello pubblico». E in Italia? «Preferiamo restare fuori, come da tutti i debiti sovrani europei».

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