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Spread, torna la tensione in Europa

di Maximilian Cellino

La più classica delle giornate di prese di beneficio si è abbattuta ieri anche sui titoli di Stato italiani, così come su tutte le altre attività a rischio: Borse, materie prime e corporate bond compresi. Così il rendimento dei BTp decennali è tornato sopra la soglia psicologica del 5% (5,07% per la precisione) e il differenziale nei confronti del Bund si è di nuovo allargato fino a 329 punti base. Si potrà notare che parte del movimento è legato al rifugio nei titoli tedeschi, i cui tassi sono scesi all'1,78%, cioè ai minimi da metà gennaio. E che anche ieri la Spagna ha sofferto più dell'Italia (il tasso dei Bonos decennali è salito fino al 5,17% portando lo scarto nei confronti della Germania a 337 punti), ma si tratta di una magra consolazione che serve soltanto a confermare la tendenza recente: Madrid ha di fatto rilevato da Roma il ruolo di osservato speciale all'interno dell'Eurozona.
Gli ingredienti per una seduta simile erano in fondo tutti a disposizione, a partire dal forte rialzo degli ultimi due mesi e mezzo. A dare il là alle vendite ha però contribuito, oltre agli ennesimi dati deludenti sulla crescita europea (peraltro attesi, visto che il calo del Pil dello 0,3% nel quarto trimestre 2011 è stato confermato da Eurostat), la tensione palpabile sul salvataggio della Grecia in vista della scadenza di domani sera, data entro cui banche e fondi d'investimento privati dovranno aderire allo scambio di obbligazioni di Atene.
Ma ad attirare attenzione (e al tempo stesso creare incertezza e pressione) è anche un altro appuntamento di giovedì: sempre domani tornerà a riunirsi la Banca centrale europea (Bce), nel primo incontro dopo la maxi-asta triennale di fine febbraio. Gli analisti prevedono un atteggiamento di attesa da parte dell'Istituto di Francoforte, che non agirà sulla leva dei tassi (confermandoli all'1%) né annuncerà nuove misure straordinarie sulla liquidità. Un modo per passare il testimone ai governi europei da una parte e una mossa probabilmente forzata dall'altra, visto che per effetto delle stesse azioni espansive il bilancio Bce ha ormai superato i 3mila miliardi di euro.
Ed è proprio la mancanza di ulteriori annunci su quel versante della politica monetaria che in fin dei conti ha fornito al mercato la «droga» per il recupero a mettere in guardia gli investitori e a indurli a prendere profitto. Sulle conseguenze ulteriori dell'operazione triennale della scorsa settimana, poi, esiste un dibattito piuttosto acceso fra gli operatori: a chi guarda con fiducia tutto l'ammontare di denaro che ancora le banche lasciano parcheggiato presso i depositi di Francoforte (821 miliardi di euro due giorni fa, nuovo massimo storico) rispondono quelli che sostengono come gli effetti maggiori sui titoli di Stato siano ormai alle spalle.
Questo perché la caccia al collaterale da presentare alla Bce per ottenere in cambio il denaro che ha scatenato acquisti a tutto campo sui bond sovrani, soprattutto in asta, non avrebbe oggi più ragione di esistere. Le emissioni del Tesoro in programma la prossima settimana (BoT martedì, BTp mercoledì) saranno, sotto questo aspetto, seguite probabilmente con molta attenzione e un pizzico di apprensione in più rispetto alle operazioni di febbraio.
Le aste in programma ieri, per la verità, non hanno mostrato un calo dell'appetito degli investitori, anche se il test non era certo dei più probanti. Grecia a parte (che ha piazzato titoli semestrali per 1,14 miliardi a un tasso del 4,8%), il programma prevedeva emissioni austriache (10 anni per un miliardo al 2,89%) e olandesi (20 anni per 4,16 miliardi al 2,74%). Ed è tornato sul mercato pure il fondo salva-stati Efsf con titoli a 3 mesi per 3,44 miliardi che sono stati assegnati allo 0,05%, nettamente in calo rispetto allo 0,22% di metà dicembre a testimonianza di uno scenario che resta comunque favorevole. Una bella mano, come ormai di consueto, è arrivata dal governo giapponese, che ha sottoscritto il 4,7% dell'emissione, pari a 160 milioni di euro.

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