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Spread sotto la «soglia» dei 300

La corsa di fine d’anno agli asset rischiosi non sembra arrestarsi. Dopo i rialzi degli ultimi giorni, anche ieri i listini azionari e i titoli governativi periferici sono tornati nuovamente nel mirino degli investitori. E a trarne maggiore beneficio sono stati in particolare i BTp. Lo spread italiano ha chiuso a 295 punti base dai 303 della seduta precedente, dopo aver toccato un minimo di seduta a 289 punti. Non solo ci si trova al livello più basso dal 20 marzo scorso, non solo è stata sfondata così la soglia psicologica dei 300 punti ma in poche sedute è stata cancellata l’impennata scatenata due settimane fa dall’addio del Pdl al governo Monti, che aveva temporaneamente riportato il differenziale tra BTp e Bund a 353 punti base.
Cresce la voglia di rischio
Il recente calo dello spread è il risultato di due forze. Da una parte si sta ovviamente riducendo il tasso dei bond italiani, a conferma del crescente interesse da parte degli investitori, tanto che il rendimento ieri è sceso al 4,38%, ai minimi da fine novembre 2010. Dall’altra si sta registrando un lento ma costante sganciamento degli investitori dal Bund. Il tasso decennale tedesco, infatti, negli ultimi sette giorni è passato dall’1,28 all’1,43%, con un rialzo del 12% circa. Apprezzamento dei BTp e deprezzamento del Bund sono due facce della stessa medaglia: ovvero del ritorno alla propensione al rischio, trend che tante volte, durante questa crisi, ha fatto da contraltare alla voglia di porti rifugio come Bund, appunto, ma anche Treasury, Gilt o valute come franchi svizzeri o yen. «La sensazione – spiegava ieri uno dei principali gestori obbligazionari italiani – è che, pur tra gli inevitabili strappi, i mercati siano instradati verso la progressiva normalizzazione dei tassi in Europa e l’uscita dal tunnel della crisi dall’Eurodebito».
Ma perchè sul mercato c’è voglia di titoli definiti come rischiosi, come BTp, Bonos (il cui spread decennale è sceso a 381 punti), titoli portoghesi (i tassi decennali ieri sono scesi sotto il 7% per la prima volta da inizio 2011) o persino greci, che in una sola seduta hanno visto cadere i loro tassi di 130 punti base? I trader concordano: sui mercati c’è una disperata fame di rendimenti. Di solito sul finire dell’anno si chiudono posizioni, si portano a casa i profitti e il mercato rallenta. Oggi invece c’è una irrituale voglia di fare acquisti, soprattutto da parte di operatori che stanno rientrando dopo essere rimasti alla finestra nei mesi scorsi. Con BTp, Bonos e titoli periferici in generale «si rimpolpano le performance di fine anno grazie ad asset che offrono un buon rapporto tra rischio e ritorno», spiega un analista. Non solo: se lo spread scende rapidamente è anche per un fattore tecnico. In questo fase dell’anno molti market maker obbligazionari hanno già chiuso i loro book: la liquidità sul mercato, di conseguenza, è ridotta e ciò amplifica gli effetti degli acquisti. «Bastano pochi ordini, in un mercato così sottile – spiegano dal trading desk obbligazionario di una primaria banca italiana – e il beneficio sugli spread è molto forte».
L’ottimismo delle Borse
Ieri in verità i motivi di incoraggiamento per gli investitori non sono mancati. In Germania a dicembre è migliorato più del previsto il clima di fiducia delle imprese, che è risalito a 102,4 punti a dicembre, i livelli dello scorso agosto. Segnale, questo, che il rasserenamento del clima finanziario forse sta iniziando a condizionare positivamente anche gli umori dell’economia reale. L’altra notizia di giornata era relativa ai titoli di Stato ellenici che – dopo aver goduto di un upgrade da parte di S&P da “default selettivo” a B- – da ieri sono tornati ad essere accettati come garanzia dalla Banca Centrale Europea nelle operazioni di credito. Tutto ciò ha dato slancio alle borse europee, che hanno chiuso in territorio positivo. Atene, in particolare, è schizzata del 5,69%; Milano, trainata dalle banche, è salita per la settima volta consecutiva, salendo dell’1,1% a 16.332 punti, ai massimi da metà settembre. Bene anche Madrid, dove l’Ibex è cresciuto dell’1,16% ma a finire col segno più sono state anche Francoforte (+0,19%), Parigi (+0,44%) e Londra (+0,43%). L’EuroStoxx50 si trova così ai massimi da agosto 2011, mese dello scoppio della crisi del debito europeo. A Wall Street le cose sono andate diversamente. Sul fronte del fiscal cliff le trattative hanno registrato una battuta d’arresto (si veda articolo a pagina 2). Nulla di compromettente, abbastanza però perchè gli entusiasmi di giornata si ridimensionassero (l’S&P 500 ha chiuso in flessione dello 0,76%). Si capirà oggi se, e quanto, questo stallo peserà sui mercati europei.

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