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Spread in rialzo in attesa delle mosse Bce

Il differenziale BTp-Bund tocca i 193 punti e chiude a 188, salgono i rendimenti in Europa e Usa
Gli investitori si avvicinano al market mover della settimana – la riunione odierna della Banca centrale europea – con due certezze. Il governatore Mario Draghi, salvo clamorosi colpi di scena, non modificherà i tassi. Secondo un indice elaborato da Morgan Stanley la prossima stretta nell’Eurozona dovrebbe arrivare a luglio 2019, fra 27 mesi.
Dall’altra sponda dell’oceano, invece, la Federal Reserve porterà il 15 marzo il costo del denaro negli Usa dallo 0,75% all’1%. I livelli di probabilità di una stretta a stelle e strisce ieri hanno infatti raggiunto la soglia della certezza, ovvero il 100%. E i dati Adp sull’occupazione del settore privato migliori delle attese (il mese scorso sono stati creati 298mila nuovi posti di lavoro a fronte dei 188mila previsti) vanno nella direzione auspicata dagli investitori. Questi numeri – in attesa del dato generale sull’occupazione che arriverà oggi – hanno innescato un generale rialzo dei tassi sul mercato obbligazionario che si avvicina al meeting della Bce con un’impostazione guardinga. Nell’ultima seduta lo spread tra BTp e Bund a 10 anni è salito fino a un picco di 193 punti per poi ripiegare nel finale a 188 punti. Il rendimento del BTp decennale è passato dal 2,19% al 2,25% (oggi è prevista un’asta di BoT a 12 mesi per un controvalore di 6,5 miliardi). In rialzo anche i tassi del titolo governativo tedesco a 2 anni (nome in codice Schatz) il cui rendimento è salito ieri a -0,84%, recuperando 10 punti base rispetto ai minimi storici (-0,94%) toccati la settimana scorsa. Questo titolo è oggi considerato dagli investitori uno dei principali termometri della crisi. È diventato infatti una sorta di polizza assicurativa acquistata dei grandi fondi (in particolare hedge fund) per coprirsi dall’eventualità che gli attuali livelli dei mercati azionari (con Wall Street sui massimi e la Borsa di Francoforte non troppo lontana dai suoi record) invertano la tendenza.
Da tenere d’occhio per le prossime ore anche il rendimento del Treasury a 10 anni, il bond governativo degli Usa. Ieri è salito fino al 2,58% , riavvicinandosi alla soglia critica del 2,6%. Quest’anno ha già testato due volte questo livello senza riuscire a superarlo. Non pochi esperti credono che sia uno spartiacque per l’attuale tregua dei mercati. L’indice Vix, che misura la volatilità a Wall Street, da diverse settimane naviga sui livelli più bassi di sempre. Ma se il Treasury dovesse rompere al rialzo la soglia del 2,6%, non è da escludere il ritorno di un po’ di tensione finanziaria.
Sempre dal mercato dei bond Usa arriva un altro spunto su cui riflettere. La curva del debito si sta appiattendo nella parte medio-lunga. Lo si capisce analizzando la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato a 30 anni e quelli a 5 anni. Questo “spread” si è ridotto all’1%, quando negli ultimi anni era stabilmente oltre il 2%.
È un dato significativo perché ci dice che gli investitori sono incerti sulla solidità (nel medio-lungo periodo) della ripresa economica negli Usa. Il premio al rischio di un titolo a 30 anni, così come le aspettative inflazionistiche nel lungo termine, rispetto a un titolo a 5 anni sono obiettivamente bassi.
Incrociando questo dato con quello sulle Borse si ricava una considerazione: gli investitori stanno comprando ora Wall Street più in un’ottica “mordi e fuggi” (in base agli utili attesi per quest’anno che potrebbero essere dopati dalle politiche fiscali espansive del presidente Donald Trump). Ma – come dimostra la curva piatta sul debito – non sembrano motivati da una forte fiducia sulla crescita economica negli Usa nel lungo periodo.
Intanto l’attesa per il meeting della Bce – che oggi potrebbe annunciare modifiche all’attuazione del piano di quantitative easing varato esattamente due anni fa attraverso il quale ha espanso il bilancio fino alla soglia record di 3.800 miliardi di euro – ha impattato anche sulla Borsa Usa che ieri, al pari dei lisini europei, ha disegnato un andamento piatto. Meglio aspettare le parole di Draghi prima di prendere altre posizioni. In ogni caso, la discesa dell’oro a 1.208 dollari l’oncia, il minimo delle ultime cinque settimane, segnala che il clima sui mercati è piuttosto disteso.

Vito Lops

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