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Spread record, raggiunta quota 459

di Isabella Buffacchi e Celestina Dominelli

Che sarebbe stato un martedì di passione per i mercati lo si era capito sin dalle prime battute di reazione all'annuncio del referendum greco. Con il differenziale tra BTp e Bund tedeschi che, già alle 9.30 di ieri mattina, era schizzato a 436 punti base spingendo il rendimento del decennale italiano al 6,23 per cento. Ma il peggio, con lo spread che avrebbe poi toccato il record di 459 punti prima di chiudere a 442, doveva ancora venire. La notizia bomba giunta lunedì sera da Atene, dove il premier greco George Papandreou ha annunciato di voler sottoporre a un referendum popolare le misure di austerità in cambio degli aiuti di Ue e Fmi, ha mandato in tilt il mercato che ha iniziato a ipotizzare gli scenari peggiori: l'uscita della Grecia dall'euro, le perdite sui titoli di Stato greci imposte ai privati dal 50% fino al 75% per via di un default "non più pilotato", un contagio incontenibile su Spagna e Italia a causa dell'assenza del fondo salva-Stati con operatività immediata.

Così la tempesta perfetta è piombata su un mercato di scambi molto contenuti per via del ponte festivo e con un'Europa fragilissima – visto che il cordone di sicurezza contro il rischio contagio è in alto mare – e un'Italia ancora più vulnerabile per via dell'incapacità del Governo di adottare le riforme necessarie.

L'epicentro del nuovo martedì nero dei mercati è stato quindi l'annuncio choc della Grecia che ha innescato il panico. A rincarare la dose è giunta anche un'analisi di Fitch: secondo l'agenzia di rating, l'eventuale uscita della Grecia dell'euro metterebbe a repentaglio la stabilità finanziaria del Vecchio continente e innescherebbe un pericoloso effetto domino. L'intervento della Bce che, sin dalla mattina, ha acquistato sul secondario bond italiani e iberici (si veda articolo a fianco), è stata l'unica boccata di ossigeno in una giornata segnata da record a raffica che hanno investito non solo Italia e Spagna, ma anche Francia e Belgio.

A registrare le performance più negative è stato il BTp decennale con il differenziale sui Bund che ha segnato, già in apertura, uno scarto di 27 punti base, rispetto ai 407 toccati lunedì sera. Per arrivare poi, in corso di seduta, a sfondare il tetto dei 450 con il rendimento al 6,36%, solo un punto percentuale in meno del picco registrato il 5 agosto prima che la Bce decidesse di intervenire per raffreddare le tensioni sui titoli. E non è andata meglio al rendimento del BTp a due anni che ha toccato quota 5,78%, segnando anch'esso un record dalla nascita dell'euro anche a causa del crac di MF Global e del suo portafoglio da 3,1 miliardi di BTp concentrati, stando agli addetti ai lavori, su scadenze fino a dicembre 2012. Valori di spread che hanno indotto il premier Silvio Berlusconi a ridisegnare l'agenda del Governo sulle misure promesse all'Europa. Un tentativo di accelerazione che però non ha contribuito a calmare i mercati: i Cds (credit default swap) sono cresciuti a fine giornata di 78 punti portandosi anch'essi a un livello record attorno a 520.

L'annuncio di Papandreou – che ha innescato una serie di contatti tra le cancellerie europee stravolgendo anche l'agenda del G20 di Cannes – ha fatto tremare anche i titoli di stato di Francia (nuovo record, a 125 punti base, per il differenziale con i Bund), e gli Olo belgi (nuovo record a 266 punti). Lo spread Spagna-Germania sulla scadenza benchmark decennale ha invece toccato 384 centesimi. Mentre il rendimento dei titoli di stato ellenici a due anni è salito all'87% (+9 per cento).

A determinare un allargamento così forte degli spread non sono state però solo le incertezze legate ai Paesi più in difficoltà dell'Eurozona e amplificate dal referendum greco, con il relativo rialzo dei rendimenti dei titoli periferici. A pesare, infatti, è stato anche il ritorno consistente degli investitori sui Bund che ieri rendevano 27 punti in meno, chiudendo a 1,77% a pochi passi dal tasso dell'1,63% toccato lo scorso 23 settembre senza precedenti dalla nascita dell'euro.
 

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