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Spread, primo sorpasso su Madrid

di Luca Davi

La bontà dell'operazione della Bce, che ieri ha immesso 530 miliardi di euro nel sistema bancario europeo, si capirà solo col tempo. Ma a vedere l'andamento di ieri dei titoli di Stato italiani un risultato c'è già: è il pieno ritorno di fiducia degli investitori sui titoli di Stato italiani, soprattutto sul breve termine.
Basta guardare i rendimenti.
Il differenziale tra il ritorno dei bond italiani e quelli tedeschi sulla scadenza a 2 anni è addirittura sceso sotto la quota psicologica dei 200 punti base, a 198. Il rendimento del BTp biennale ora è al 2,18%, il minimo da novembre 2010. A rendere più plastica la performance è anche il confronto con Madrid. Per la prima volta da luglio scorso, e cioè dall'esplosione della crisi italiana, i titoli di Roma hanno visto scendere il rendimento sotto quello di Madrid, fermatosi al 2,34%. Solo lo scorso novembre, all'apice della crisi, i nostri bond rendevano quasi 250 punti in più rispetto a quelli iberici. È insomma la conferma che, soprattutto sulla parte più breve della curva, il debito tricolore appare sempre meno rischioso. E solido. «Non credo sia probabile che gli spread si allarghino di nuovo», ha ricordato ieri il presidente del Consiglio, Mario Monti. Il sorpasso sul biennale potrebbe ora essere il prodromo anche per uno sprint sul medio-lungo termine. Anche ieri del resto lo spread con la Germania sui cinque anni è sceso sotto i 300 punti base, a 293 punti, con un rendimento al 3,8%. La forbice sui dieci anni si è stretta a 337 punti, il minimo dallo scorso settembre, con un ritorno al 5,19%.
Insomma: la seconda ondata di liquidità dell'Eurotower non è neppure entrata nelle casse delle banche del Vecchio Continente che già i mercati brindano. Perchè? L'alta adesione delle banche europee all'asta di Francoforte (circa 800 gli istituti coinvolti) e il fatto che, sommate le due operazioni Ltro, siano oltre 500 i miliardi netti i denari freschi immessi nel sistema, sono la migliore garanzia che, almeno per i prossimi tre anni, la liquidità è assicurata. E se la liquidità c'è, i timori di un collasso del sistema interbancario, come quello sperimentato nei mesi scorsi, sono fugati. Se a ciò si aggiungono le manovre virtuose messe in atto negli ultimi mesi dai paesi periferici, Italia in primis, si capisce come mai oggi gli investitori facciano a gara per investire sui titoli con maggiori margini di miglioramento, ovvero quelli italiani. «I BTp sono diventati improvvisamente attraenti – spiegano un operatore obbligazionario -. Chi non l'ha fatto prima, e si è perso il rally, ora corre ad acquistare. Ecco come si spiegano l'alta adesione alle aste italiane e i forti acquisti sul secondario».
Dunque, crisi risolta? Non proprio. Perchè l'ottimismo degli investitori rimane fragile. Il recente rialzo degli asset più rischiosi (dai bond periferici all'azionario) è frutto semplicemente del fiume di denaro immesso a forza da Fed e Bce nel corso degli ultimi mesi e anni. La riprova è data dalla
stizzita reazione mostrata ieri dagli operatori alle parole del governatore Bernanke. Il capo della Fed ieri ha sottolineato le buone prospettive dell'economia americana (che quest'anno dovrebbe crescere a un ritmo superiore a quello del secondo semestre 2011) ma nel contempo ha messo in guardia dal rischio di un rialzo «temporaneo» dell'inflazione. Ma ciò che conta è che Bernanke non ha dato speranze per un nuovo allentamento monetario. L'effetto di questo mancato annuncio è stata un'immediata inversione di rotta – in negativo – di tutti i listini, dall'Europa agli Stati Uniti, con Milano unica eccezione (+0,04%). E a risentirne sono stati tutti gli asset. Dai T-Bond, i cui rendimenti sono schizzati dall'1,93% al 2% sulla riduzione delle attese di un riacquisto da parte della Fed, all'euro, che ha perso un punto sul dollaro. Pesante è stata anche la discesa dell'oro, franato sotto quota 1.690 $/oncia, giù di oltre 70 dollari, in calo di oltre il 5 per cento.

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