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Spread oltre quota 270 torna il rischio-Italia Oggi il verdetto di S&P

L’attenzione è catturata dalle festività, ma il «caso» Italia è destinato a tenere ancora scena a partire da oggi, quando l’agenzia di rating Standard & Poor’s emetterà un nuovo atteso giudizio sul nostro Paese. Bassa crescita e alto indebitamento sono stati sottolineati a matita rossa durante gli Spring Meetings dell’Fmi dei giorni scorsi e ieri la Bce, seppure con toni assai pacati, è tornata a battere sul rischio-Italia.
Il Bollettino di Francoforte ha reiterato il monito sulla situazione del nostro Paese. Al pari di Francia e Belgio, presentiamo un disavanzo strutturale di bilancio « ancora lontano » dagli obiettivi stabiliti dalle regole europee con una riduzione media, tra il 2011 e il 2018, inferiore allo 0,5 per cento del Pil. Dunque in Italia, come in Francia e Belgio, mancano « margini » che consentano di « evitare un inasprimento delle politiche di bilancio nella prossima fase di rallentamento». Una situazione che, osserva la Bce, «può avere conseguenze sulla capacità di tenuta dell’intera area dell’euro».
Del resto l’andamento dei tassi d’interesse continua a segnalare la presenza di preoccupazioni sull’Italia: la Bce calcola lo spread tra i titoli di Stato dei vari paesi confrontandoli con il tasso Ois, cioè “overnight index swap”, che è considerato un indicatore di attività a rischio zero. Ebbene l’Italia, dal 7 marzo al 9 aprile, ha registrato lo strappo più netto, pari a 16 punti. Conferma la tensione anche il « tradizionale » spread Btp- Bund di ieri: piccola fiammata a quota 271,5 e chiusura a 270 in rialzo al top da febbraio.
Sul fronte della crescita dove l’Italia è vicina a quota zero per quest’anno ( il governo prevede lo 0,2 per cento) la situazione internazionale non sembra migliorare ed ora anche il petrolio è in rialzo sulla scia delle minacce di Trump all’Iran ( ieri il Brent ha sfondato i 75 dollari, ai massimi da sei mesi). La Bce segnala che le prospettive di crescita dell’Eurozona sono minate da « rischi al ribasso» e «circostanze sfavorevoli » : dalle « perduranti incertezze geopolitiche, al protezionismo, alla vulnerabilità nei mercati emergenti » . Nel primo trimestre del 2019 c’è stato un « indebolimento » dell’attività economica a livello internazionale che potrebbe riflettersi sull’export europeo. Nessuna ripresa dietro l’angolo dunque, e dopo una crescita dell’ 1,8 dello scorso anno, per 2019 valgono le ultime previsioni di Francoforte dei primi di marzo che hanno ridotto il Pil dell’area euro all’ 1,1 per cento ( dall’ 1,7 per cento).
All’interno di questo orizzonte dovrà muoversi oggi Standard & Poor’s che è chiamata ad emettere un giudizio sulla qualità delle nostre emissioni: attualmente, con la conferma dell’ottobre scorso del rating e l’outlook ridotto da «stabile» a «negativo», siamo a « tre B » , se dovessimo subire un declassamento saremmo a quota BBB-, ovvero un passo prima di junk bond che ci impedirebbe il finanziamento presso la Bce. Naturalmente sul mercato le attese sono bilanciate e nulla è scontato, anche perché, tutto sommato, l’operazione catenaccio effettuata da Tria sul Def, pur esposta ai rischi dei gialloverdi, per ora è blindata e costruita sulla prospettiva di un aumento Iva, salvo le annunciate «misure alternative».

Roberto Petrini

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