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Spread, l’Italia supera la Spagna

Sebbene ieri i Bonos siano tornati ad essere meno rischiosi dei BTp, anche se di pochissimo, la gara con l’Italia rischia di essere lunga e forse senza un vero vincitore. Almeno a giudicare dalla lettura di alcuni dati fondamentali relativi alle due economie.
Partiamo dai numeri di ieri. Il tasso spagnolo a 10 anni è sceso infatti a quota 4,15% contro il 4,16% del BTp italiano. Stesso divario, ovviamente, per gli spread con i titoli tedeschi, che si sono assestati rispettivamente a quota 237 e 238 punti base. Il rialzo di giornata dei tassi sui titoli italiani – appena tre punti percentuali – non è stato drammatico. Tuttavia, se c’è stato un po’ di alleggerimento sui BTp da parte degli operatori, molto si deve alla pressione provocata dall’offerta di titoli di Stato italiani in arrivo. Lunedì il Tesoro apre la settimana con un’asta fino a 3 miliardi di CTz e BTpei con scadenza settembre 2023; martedì toccherà ai BoT, con 8 miliardi di Bot semestrali, con scadenza 30 aprile 2014. Mercoledì sarà invece la volta dei collocamenti a medio lungo, con un’offerta stimata di 3,5 miliardi di BTp a cinque anni e di 4 miliardi di decennali.
Non solo. A favorire il trading sui Bonos rispetto ai BTp sono anche una serie di dati macro in costante miglioramento. Il principale dei quali è costituito dal fatto che la Spagna nel terzo trimestre é uscita da una recessione durata due anni grazie a un rialzo del Pil dello 0,1% nei tre mesi tra luglio e settembre rispetto al precedente trimestre. Merito soprattutto del miglioramento legato all’export. Ieri si è poi aggiunta la notizia che la disoccupazione spagnola é scesa nel terzo trimestre, ed è la seconda volta consecutiva. Il tasso si é ridotto al 26% dal 26,3% del secondo trimestre. Proseguirà la buona intonazione sulla carta iberica rispetto a quella italiana? Gli analisti sono convinti che, al di là di un po’ di volatilità provocata dalla diffusione dei singoli dati di giornata, non si possa prevedere un forte discostamento tra BTp e Bonos nei prossimi mesi. E per diverse ragioni. L’economia, anzitutto. «Tolta la tensione politica, che era la cosa che teneva l’Italia più sotto pressione, ci aspettiamo che la performance dei due paesi sia abbastanza simile, a cominciare dall’outlook di crescita», segnala Chiara Cremonesi, analista obbligazionaria di UniCredit.
Secondo le previsioni dell’Fmi, la Spagna crescerà del 3,5% nel quinquennio 2014-2018 mentre l’Italia dovrebbe crescere del 5,8%. Se è vero che Roma dovrebbe avere più margine di miglioramento della Spagna nel medio-lungo termine, è anche vero che la Spagna sembra muoversi più agilmente nel breve, come segnalano i dati positivi sull’uscita dalla recessione. Ecco perchè, segnala Bloomberg, nel biennio 2014-15 la crescita attesa della Spagna è dell’1,7% contro l’1,4% dell’Italia.
L’altro tema di confronto è quello fiscale. Come sottolineato in report da Chiara Manenti, strategist di Intesa Sanpaolo, la Spagna «risulta nettamente svantaggiata rispetto all’Italia in termini di posizione fiscale sia di breve che di lungo termine». Il differenziale tra il debito dei due paesi si chiuderà ancora con un «aumento del debito spagnolo al 105% del Pil nel 2018 contro il 123% del debito italiano, che è atteso in calo su tutto il periodo». D’altra parte però l’Italia deve affrontare un bisogno di finanziamento che resta gigantesco. Le stime parlano di 260 miliardi di euro per il 2014 contro i 130-135 miliardi della Spagna. Considerato che la quota di debito in mano le banche italiane è ai massimi dalla nascita dall’euro (10,3% sugli attivi), si dovrà fare affidamento sugli investitori esteri. Ma è difficile credere che la fiducia possa tornare di colpo dopo anni di violenta crisi. Ecco perchè il ruolo delle famiglie tornerà ad essere decisivo.
In ultimo va considerato l’elemento downgrade. Il rischio più elevato nel breve termine riguarda la Spagna, che si trova a un solo gradino dalla categoria “junk” rispetto ai due gradini dell’Italia. Ma un’eventuale retrocessione del debito iberico, aggiunge Manenti, «potrebbe avere un grosso impatto sul debito spagnolo e innescare un effetto contagio sugli altri periferici». Come dire che Roma e Madrid, in fin dei conti, rimarranno legati a doppio filo, nel bene e nel male.

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